Le immagini delle manifestazioni contro il progetto di Cala Finanza raccontano una Sardegna viva, attenta e pronta a difendere il proprio territorio. È una reazione che comprendo e che considero positiva.

Ogni volta che un intervento può modificare in modo significativo il nostro paesaggio è giusto che i cittadini si informino, discutano e chiedano trasparenza. Una comunità che partecipa alle decisioni sul proprio futuro è una comunità più forte. Mi auguro quindi che la vicenda di Cala Finanza rappresenti un segnale di responsabilità civile e di maggiore consapevolezza collettiva.

Proprio per questo, però, continuo a pormi una domanda.

Perché in Sardegna riusciamo a mobilitarci con tanta forza contro alcuni interventi e rimaniamo invece quasi in silenzio davanti alla realizzazione di una rete del gas destinata a condizionare il nostro sistema energetico per decenni? Su questo mi sono già espresso. La metanizzazione dell’isola non è un’infrastruttura neutrale. Richiede investimenti enormi che, direttamente o indirettamente, ricadranno sulla collettività. È un’infrastruttura costruita attorno a un combustibile fossile che l’Europa punta progressivamente a sostituire, mentre la decarbonizzazione procede verso elettrificazione, efficienza energetica e fonti rinnovabili.

La domanda non è se il gas sia utile oggi in alcuni settori. La domanda è un’altra: ha senso investire oggi miliardi di euro in un’infrastruttura destinata a rallentare la transizione energetica proprio mentre il resto d’Europa accelera verso un sistema sempre più elettrico e rinnovabile? Ogni euro investito in una rete del gas è un euro che non viene destinato all’accumulo energetico, alle reti intelligenti, alle Comunità Energetiche Rinnovabili, all’efficienza degli edifici o all’elettrificazione dei consumi.

Ed è inevitabile chiedersi chi pagherà il costo di queste infrastrutture. Le reti non sono gratuite. Devono essere costruite, gestite e manutenute. Se in futuro il consumo di gas diminuirà, come prevedono le politiche europee, quei costi saranno distribuiti su un numero sempre minore di utenti, con il rischio di rendere il servizio sempre più costoso.

È un tema che meriterebbe un dibattito pubblico almeno intenso quanto quello che oggi accompagna Cala Finanza. Difendere il paesaggio è fondamentale. Ma difendere il futuro energetico della Sardegna lo è altrettanto.

Per questo non vedo una contrapposizione tra le due battaglie. Anzi, auspico che la sensibilità dimostrata oggi per Cala Finanza diventi un metodo permanente: analizzare ogni grande opera con lo stesso spirito critico, ponendo sempre le stesse domande. È davvero necessaria? Quali benefici porterà ai cittadini sardi? Quali costi lascerà alle future generazioni? E soprattutto: è coerente con la Sardegna che vogliamo costruire nei prossimi trent’anni? Anche su questi aspetti ho già avuto modo di ragionare.

Solo applicando lo stesso livello di attenzione a tutte le grandi scelte, senza eccezioni, potremo parlare di una vera cultura della consapevolezza, responsabilità e sostenibilità.

Osservazoine finale: quale spitiro ha animato questa battaglia? Spero non quello populista che non porterà ad una maggiore maturità dei sardi.  Sul punto segnalo l’intervento di Adriano Bomboi (https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=10235268291312232&id=1357965122&rdid=Q2PChfwEsqJopDOg#)

 

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