L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nel sistema elettrico. Può prevedere la produzione degli impianti rinnovabili, anticipare i consumi, individuare anomalie, ottimizzare l’utilizzo degli accumuli e contribuire alla gestione di una rete nella quale milioni di dispositivi producono e scambiano continuamente informazioni.
Ma proprio mentre la rete diventa più intelligente, emerge una domanda inevitabile: un sistema elettrico sempre più digitale è necessariamente anche un sistema più sicuro?
È uno degli interrogativi più interessanti posti dalla prof.ssa Eleonora Riva Sanseverino dell’Università di Palermo nel suo intervento alla 61ª International Universities Power Engineering Conference – UPEC 2026 di Cagliari, dedicato alla rete elettrica come sistema cyber-fisico e agli impatti dell’intelligenza artificiale generativa.
La risposta non può essere semplicemente positiva o negativa.
La digitalizzazione può aumentare enormemente l’efficienza e la capacità di controllo della rete. Allo stesso tempo, però, crea nuove interdipendenze e quindi nuove vulnerabilità.

Una rete che dipende sempre di più dai dati

La rete elettrica tradizionale era prevalentemente un’infrastruttura fisica: centrali, linee, trasformatori, cabine e sistemi elettromeccanici di protezione e controllo.
Quella attuale è profondamente diversa.
All’infrastruttura elettrica si sono sovrapposti sensori, smart meter, reti di telecomunicazione, sistemi SCADA, piattaforme informatiche, cloud, dispositivi IoT e algoritmi capaci di elaborare enormi quantità di informazioni.
Il dato diventa quindi una componente essenziale del funzionamento del sistema.
Conoscere in tempo reale quanta energia viene prodotta e consumata, prevedere la produzione fotovoltaica ed eolica delle ore successive, individuare una congestione, comandare un sistema di accumulo o modificare determinati carichi significa prendere decisioni sulla base di informazioni digitali.
Questo comporta una conseguenza fondamentale: la qualità e l’affidabilità del dato diventano parte della sicurezza elettrica.
Se un sensore trasmette un’informazione sbagliata, se una comunicazione viene interrotta o manipolata oppure se un algoritmo interpreta in maniera errata ciò che sta accadendo, il problema non rimane necessariamente confinato nel mondo digitale.
Può produrre conseguenze nel mondo fisico.

Quando cyber e fisico diventano inseparabili

È precisamente questo il significato dell’espressione cyber-physical system.
Nel sistema elettrico moderno esiste una relazione continua tra ciò che accade nella rete fisica e ciò che accade nei sistemi digitali che la osservano e la controllano.
Un guasto elettrico può interrompere una rete di telecomunicazione. Ma anche un problema informatico può compromettere un sistema di controllo e produrre conseguenze sull’esercizio della rete.
La vulnerabilità non deve quindi essere ricercata soltanto nei cavi, nelle cabine o nei trasformatori.
Può trovarsi anche nei software, nei sistemi di comunicazione, nelle piattaforme cloud, nei dispositivi connessi, nei dati utilizzati dagli algoritmi o nella catena dei fornitori tecnologici.
Ed è proprio questa moltiplicazione delle interdipendenze a rendere particolarmente interessante il concetto di resilienza proposto dalla prof.ssa Riva Sanseverino.

Non esiste più un solo tipo di rischio

Tradizionalmente siamo abituati a distinguere le diverse categorie di rischio.
Esiste il rischio naturale: alluvioni, incendi, temperature estreme, eventi meteorologici.
Esiste il rischio tecnico: guasti, sovraccarichi, indisponibilità di componenti.
Esiste il rischio informatico: intrusioni, malware, manipolazione dei dati o interruzione delle comunicazioni.
Ma in un sistema cyber-fisico questi rischi possono concatenarsi.
Un evento meteorologico può interrompere l’alimentazione di una infrastruttura di telecomunicazione; la perdita delle comunicazioni può ridurre la capacità di controllo; la contemporanea indisponibilità di altri componenti può amplificare l’effetto iniziale.
Per questo assume particolare importanza l’approccio “all-hazard” richiamato nella relazione: non considerare separatamente le singole minacce, ma valutare il comportamento complessivo dell’infrastruttura quando eventi differenti interagiscono tra loro.
La resilienza non significa soltanto impedire che qualcosa accada.
Significa anche essere capaci di resistere, continuare a funzionare, recuperare rapidamente e adattarsi quando un evento critico si verifica.

E poi arriva l’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale aggiunge un ulteriore livello a questa trasformazione.
Nel settore energetico può essere uno strumento straordinariamente potente.
Può migliorare le previsioni meteorologiche applicate alla produzione rinnovabile, stimare i profili di consumo, riconoscere comportamenti anomali, ottimizzare batterie e carichi flessibili, supportare la manutenzione predittiva e aiutare gli operatori a gestire sistemi sempre più complessi.
Con milioni di impianti fotovoltaici, batterie, veicoli elettrici e dispositivi intelligenti collegati alla rete, una gestione esclusivamente manuale diventa progressivamente impossibile.
L’automazione e l’intelligenza artificiale saranno quindi sempre più importanti.
Ma esiste anche l’altra faccia della medaglia.
Più decisioni vengono affidate o supportate da algoritmi, più diventa importante sapere su quali dati quegli algoritmi stanno ragionando, quanto sono affidabili e come reagiscono a informazioni errate o manipolate.
L’intelligenza artificiale generativa introduce inoltre nuove possibilità anche per chi intende attaccare un’infrastruttura digitale: può rendere più sofisticate alcune tecniche di ingegneria sociale, facilitare la produzione di contenuti ingannevoli o aumentare la velocità con cui determinate vulnerabilità vengono individuate e sfruttate.
La stessa tecnologia può quindi essere utilizzata per difendere il sistema e, contemporaneamente, per cercare di comprometterlo.

Il paradosso della rete intelligente

Arriviamo così a un apparente paradosso.
Digitalizzare la rete può renderla più efficiente, più controllabile e persino più resiliente nel funzionamento ordinario.
Ma una digitalizzazione progettata senza considerare adeguatamente le interdipendenze può anche creare nuove fragilità.
Non è una ragione per rallentare l’innovazione.
È esattamente il contrario.
Significa che cybersecurity e resilienza devono essere progettate insieme alla transizione energetica, e non aggiunte successivamente come elementi accessori.
Ogni nuovo impianto intelligente, ogni sistema di accumulo controllabile da remoto, ogni aggregatore, ogni piattaforma energetica e ogni infrastruttura di ricarica diventa progressivamente parte di un ecosistema digitale molto più grande.
La sicurezza del sistema dipenderà quindi anche dalla sicurezza dei suoi nodi periferici.

Una questione che riguarda anche i territori

Questo aspetto merita attenzione anche nell’evoluzione delle Comunità Energetiche Rinnovabili.
Se immaginiamo, come abbiamo fatto nei precedenti approfondimenti, Comunità Energetiche capaci in futuro di coordinare produzione, consumi, accumuli e flessibilità, dobbiamo contemporaneamente porci il problema della loro infrastruttura digitale.
Una CER evoluta avrà bisogno di dati.
Dovrà conoscere produzione e consumo, elaborare previsioni, coordinare risorse, comunicare con dispositivi e piattaforme e probabilmente utilizzare algoritmi di ottimizzazione.
In altre parole, anche una Comunità Energetica può diventare, su scala territoriale, un piccolo sistema cyber-fisico.
Ed è qui che, come Associazione Elettrica Sarda, riteniamo necessario introdurre un principio molto semplice: la transizione energetica non può essere soltanto energetica. Deve essere contemporaneamente digitale e sicura.

Dalla sicurezza delle infrastrutture alla sovranità tecnologica

Esiste infine una riflessione ancora più ampia.
Se il funzionamento del sistema energetico dipenderà sempre maggiormente da software, cloud, sistemi di comunicazione, algoritmi e piattaforme digitali, diventa strategico comprendere anche chi controlla queste tecnologie, dove vengono conservati i dati e quanto dipendiamo da singoli fornitori.
La sicurezza energetica del futuro non riguarderà quindi soltanto la disponibilità di gas, petrolio o elettricità.
Riguarderà anche tecnologie, componenti, telecomunicazioni, software e dati.
Per un’Europa che vuole costruire una maggiore autonomia energetica, questo tema non può essere secondario.
E per territori come la Sardegna, che possono diventare grandi laboratori della transizione energetica grazie alla disponibilità di fonti rinnovabili, significa cominciare a pensare alla produzione e alla gestione dell’energia insieme alla capacità di governare i dati che quella nuova infrastruttura produce.
La vera rete intelligente non sarà semplicemente quella che utilizzerà più sensori o più intelligenza artificiale.
Sarà quella capace di utilizzare queste tecnologie senza diventarne dipendente in maniera incontrollata, mantenendo capacità di risposta, adattamento e recupero anche quando una parte del sistema non funziona come previsto.
È probabilmente questa una delle sfide meno visibili, ma più importanti, della seconda fase della transizione energetica.

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