La transizione energetica sta trasformando milioni di utenti da semplici consumatori in soggetti attivi del sistema elettrico. Fotovoltaico distribuito, sistemi di accumulo, veicoli elettrici, smart meter e dispositivi connessi stanno modificando radicalmente il funzionamento delle reti di distribuzione. È uno dei passaggi centrali della relazione presentata dalla prof.ssa Eleonora Riva Sanseverino dell’Università di Palermo alla 61ª International Universities Power Engineering Conference – UPEC 2026 di Cagliari, dedicata alla rete elettrica come sistema cyber-fisico.
La prof.ssa Riva Sanseverino evidenzia come la transizione stia introducendo contemporaneamente una crescente produzione rinnovabile distribuita, una diffusione sempre maggiore di smart meter e dispositivi IoT, veicoli elettrici e sistemi di accumulo, controllo remoto, gestione in tempo reale, maggiori interconnessioni e applicazioni dell’intelligenza artificiale. Tutto questo produce maggiore efficienza, decarbonizzazione e sicurezza energetica, ma determina anche una maggiore complessità del sistema.
È proprio partendo da questa constatazione che, come Associazione Elettrica Sarda, riteniamo necessario porre una domanda ulteriore: la generazione distribuita deve essere considerata soltanto una nuova complessità da gestire oppure può diventare essa stessa uno strumento per aiutare la rete?

Per molti anni il dibattito sulle rinnovabili si è concentrato quasi esclusivamente sulla quantità di nuova potenza da installare. Oggi il problema è diverso. Una quota crescente della produzione elettrica dipenderà da migliaia o milioni di impianti distribuiti sul territorio, molti dei quali non programmabili.
Quando la produzione fotovoltaica è elevata e i consumi locali sono bassi, grandi quantità di energia vengono immesse contemporaneamente nella rete. In altre ore avviene esattamente il contrario. A questo si aggiungono nuovi carichi, come pompe di calore e veicoli elettrici, e una crescente presenza di sistemi di accumulo.
Non siamo quindi più di fronte soltanto a una questione di produzione dell’energia. Diventa essenziale decidere quando produrla, quando consumarla, quando accumularla e quando eventualmente restituirla alla rete.
La relazione della prof.ssa Riva Sanseverino mostra quanto siano ormai strettamente collegati il sistema fisico, i sensori e gli attuatori, le reti di telecomunicazione, i sistemi SCADA ed EMS e le decisioni di controllo. Una disfunzione nel livello digitale può produrre conseguenze fisiche e, viceversa, un problema fisico può compromettere le funzioni digitali e di controllo.
In questo sistema molto più complesso, la capacità di coordinare le risorse distribuite acquista quindi un valore crescente.

È qui che si apre una riflessione che va oltre i contenuti specifici dell’intervento della prof.ssa Riva Sanseverino e riguarda direttamente il futuro delle Comunità Energetiche Rinnovabili.
Oggi una CER viene percepita prevalentemente come uno strumento attraverso il quale produttori e consumatori condividono virtualmente energia rinnovabile ottenendo un beneficio economico. È una funzione importante, ma probabilmente rappresenta soltanto il primo stadio della loro evoluzione.
Una Comunità Energetica riunisce infatti, nello stesso territorio, produttori, consumatori, imprese, famiglie, enti pubblici e, sempre più frequentemente, sistemi di accumulo.
Queste risorse, se coordinate, possono modificare il proprio comportamento energetico.
Un’impresa può concentrare determinati consumi nelle ore di maggiore produzione fotovoltaica. Un accumulo può assorbire energia quando la produzione locale supera la domanda e renderla disponibile successivamente. La ricarica di centinaia di veicoli elettrici può essere programmata evitando che tutti assorbano energia contemporaneamente nelle ore più critiche.
Il singolo utente dispone normalmente di una capacità molto limitata. Centinaia o migliaia di utenti organizzati possono invece rappresentare una risorsa energetica significativa.

Il passaggio successivo potrebbe quindi essere quello di consentire alle comunità energetiche, direttamente oppure attraverso soggetti aggregatori abilitati, di partecipare sempre più attivamente ai meccanismi di flessibilità e ai servizi necessari al sistema elettrico.
Il concetto è semplice: una rete caratterizzata da una grande quantità di produzione intermittente necessita di soggetti capaci di modificare rapidamente produzione, consumo e accumulo.
Questi servizi hanno un valore.
Ridurre temporaneamente un consumo può avere un valore. Spostarlo di alcune ore può avere un valore. Immagazzinare energia quando la rete locale è interessata da un’elevata produzione e utilizzarla successivamente può avere un valore. Rendere disponibili risorse aggregate per contribuire all’equilibrio del sistema può avere un valore.
In questa prospettiva la CER può evolvere da semplice meccanismo di condivisione dell’energia a vera infrastruttura organizzativa del territorio.
Non significa sostituire i distributori o i soggetti responsabili della sicurezza e dell’esercizio della rete. Significa permettere alle risorse presenti sul territorio di partecipare, secondo regole precise, al suo funzionamento.

La relazione della prof.ssa Riva Sanseverino dedica particolare attenzione alla resilienza delle infrastrutture. Il concetto proposto è quello di una valutazione “all-hazard”, capace cioè di considerare contemporaneamente rischi fisici, digitali, climatici, organizzativi e tecnologici. La resilienza viene associata non soltanto alla capacità di resistere, ma anche alla robustezza, alla capacità di recupero e all’adattabilità del sistema.
In un altro passaggio vengono indicate esplicitamente le interdipendenze tra energia, telecomunicazioni e cloud, le dipendenze dai fornitori e dai componenti, gli scenari multi-rischio e la necessità di cooperazione e condivisione delle informazioni.
Da queste considerazioni deriva, a nostro giudizio, un principio importante: la resilienza non può essere costruita esclusivamente aumentando la robustezza delle grandi infrastrutture centrali. Occorre valorizzare anche ciò che il territorio può mettere a disposizione.
Produzione distribuita, accumuli, consumi flessibili e capacità di coordinamento locale possono costituire un ulteriore livello di risposta del sistema. Ma serve un mercato elettrico capace di riconoscere questi servizi Qui si arriva al punto che l’Associazione Elettrica Sarda considera decisivo.

Possiamo installare milioni di pannelli fotovoltaici, batterie, smart meter e dispositivi intelligenti. Possiamo sviluppare algoritmi sempre più sofisticati per prevedere produzione e domanda. Ma se il mercato elettrico non attribuisce un valore adeguato ai comportamenti che aiutano concretamente la rete, una parte importante di queste potenzialità resterà inutilizzata.
La stessa rappresentazione della resilienza infrastrutturale proposta dalla prof.ssa Riva Sanseverino considera tra gli impatti da valutare la perdita della capacità di trasferimento, le congestioni della rete, l’impatto economico e di mercato e la sicurezza dell’approvvigionamento.
Questo collegamento tra funzionamento fisico della rete ed effetti economici è fondamentale.
Un mercato elettrico costruito prevalentemente intorno alla produzione e alla vendita dei kWh deve progressivamente essere capace di riconoscere anche il valore della flessibilità, della capacità di accumulo, della gestione della domanda e dei servizi forniti localmente alla rete.
Se una comunità energetica contribuisce a ridurre una congestione, quel beneficio dovrebbe poter essere misurato e valorizzato. Se riesce a concentrare i consumi nelle ore nelle quali esiste abbondante produzione rinnovabile, il sistema dovrebbe incoraggiare economicamente quel comportamento. Se mette a disposizione capacità di accumulo o altre risorse utili alla rete, deve esistere un meccanismo che permetta di remunerarle.

La prossima fase delle Comunità Energetiche potrebbe quindi essere molto diversa da quella che abbiamo conosciuto fino a oggi.
La prima generazione delle CER nasce per condividere energia rinnovabile.
La seconda potrebbe essere chiamata a gestire in maniera intelligente produzione, consumo e accumulo.
La terza potrebbe arrivare a fornire in maniera strutturata flessibilità e servizi alla rete.
Per arrivarci saranno necessari tecnologia, sistemi di misura e controllo, cybersecurity, aggregazione e soprattutto nuove regole di mercato.
Ma la direzione appare coerente con la trasformazione descritta dalla prof.ssa Riva Sanseverino: se la rete elettrica sta diventando un sistema distribuito, digitale e interconnesso, anche il territorio deve essere messo nelle condizioni di diventare una parte attiva del suo funzionamento.
Per l’Associazione Elettrica Sarda questa è una delle prospettive più interessanti delle Comunità Energetiche: non soltanto condividere l’energia prodotta localmente, ma organizzare cittadini, imprese, produttori e accumuli affinché possano contribuire a una rete più efficiente, più flessibile e più resiliente.

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