Dopo aver analizzato il ruolo delle compensazioni economiche e le diverse esperienze europee, dalla relazione di Monika Bucha, del Kelso Institute Europe di Berlino, presentata alla UPEC 2026 di Cagliari, emerge un ulteriore elemento fondamentale: il benefit-sharing può aiutare, ma da solo non basta.

La revisione degli studi presentata da Bucha mostra infatti che le compensazioni economiche aumentano generalmente l’accettazione dei progetti, ma riescono a modificare la posizione soltanto di una minoranza di coloro che sono inizialmente contrari, circa il 20%. Soprattutto, localizzazione dell’impianto e distanza dalle comunità interessate risultano sistematicamente più importanti delle compensazioni economiche.

Il territorio non può entrare nel progetto alla fine

Questo risultato suggerisce una riflessione importante. Se un progetto viene concepito interamente altrove, localizzato senza un adeguato confronto con il territorio e presentato alla popolazione quando le principali decisioni sono già state prese, difficilmente una compensazione economica potrà risolvere ogni conflitto.

Il problema non è quindi soltanto quanto riconoscere alle comunità, ma quando e come coinvolgerle. La stessa relazione conclude che i pagamenti raramente sono sufficienti a convincere tutti gli oppositori e che sono necessarie ulteriori misure per favorire l’accettazione.

Da questo punto di vista cambia anche il significato del termine “accettabilità”. Non dovrebbe significare convincere una popolazione ad accettare qualcosa che altri hanno già deciso. Dovrebbe significare costruire le condizioni affinché il territorio possa partecipare alla definizione di una trasformazione che inevitabilmente lo riguarda.

Il co-siting: decidere insieme dove realizzare gli impianti

Nella parte conclusiva della relazione Bucha introduce un concetto particolarmente interessante: il co-siting, richiamando anche il progetto europeo Horizon Europe WIMBY.

Il principio è quello di coinvolgere maggiormente le comunità nella scelta delle aree e nella localizzazione delle infrastrutture. La presentazione indica il co-siting come uno dei fattori più importanti per la riuscita dei progetti e osserva che gli stessi Comuni potrebbero mettere a disposizione aree pubbliche, ottenendo anche i relativi canoni.

È un approccio molto diverso da quello tradizionale. Il territorio non viene chiamato semplicemente ad esprimere un sì o un no su un progetto già definito. Partecipa invece alla ricerca delle soluzioni: dove localizzare gli impianti, quali aree utilizzare, quali impatti evitare e quali benefici generare.

Anche le compensazioni devono essere trasparenti

La relazione individua inoltre alcuni criteri concreti per migliorare i sistemi di benefit-sharing: considerare anche i Comuni vicini agli impianti, prevedere soglie di investimento basse per facilitare la partecipazione, verificare che i pagamenti promessi siano effettivamente effettuati e rendere pubblico il modo in cui le risorse ricevute vengono utilizzate.

Quest’ultimo punto è particolarmente importante. Se una comunità riceve un beneficio economico dalla presenza di un impianto, i cittadini dovrebbero poter conoscere l’entità delle risorse ricevute e soprattutto comprendere come queste vengono utilizzate. La trasparenza diventa quindi parte integrante del rapporto di fiducia tra produttori, amministrazioni e cittadini.

La posizione dell’Associazione Elettrica Sarda

Come Associazione Elettrica Sarda riteniamo che questa impostazione sia particolarmente importante per il futuro energetico della Sardegna.

Non crediamo che la soluzione sia fermare lo sviluppo delle energie rinnovabili. Allo stesso tempo, non riteniamo sufficiente affermare che la transizione energetica è necessaria e che, proprio per questo, i territori debbano semplicemente accettarne le conseguenze.

Tra queste due posizioni esiste una strada molto più interessante: progettare la transizione insieme ai territori. Questo significa programmare attentamente la localizzazione degli impianti, privilegiare quando possibile aree già antropizzate o comunque compatibili, coinvolgere gli enti locali e le comunità nelle scelte e costruire meccanismi attraverso i quali una parte del valore generato rimanga stabilmente nell’economia locale.

Dall’accettabilità alla partecipazione

La questione, quindi, non è trovare il prezzo giusto per ottenere il consenso. È costruire un modello nel quale il consenso possa nascere dalla partecipazione.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano, anche sotto questo profilo, un’esperienza importante perché introducono nel sistema energetico un soggetto nuovo: la comunità locale. Ma il principio può essere esteso anche ai grandi progetti. Un territorio può partecipare alla scelta delle localizzazioni, beneficiare economicamente della produzione, mettere a disposizione aree pubbliche, sviluppare iniziative energetiche proprie e costruire forme di collaborazione con gli investitori.

La stessa conclusione della ricerca presentata da Bucha va in questa direzione: compensazione finanziaria e co-siting, utilizzati insieme, possono rappresentare una delle strade più efficaci.

Per l’Associazione Elettrica Sarda questo significa superare definitivamente una contrapposizione che rischia di diventare sterile: favorevoli alle rinnovabili contro contrari alle rinnovabili.

La vera domanda dovrebbe essere un’altra: quale transizione energetica vogliamo realizzare e quale ruolo vogliamo attribuire alle comunità che vivono nei territori interessati?

Perché un territorio coinvolto soltanto alla fine può sentirsi destinatario di una decisione. Un territorio coinvolto fin dall’inizio può invece diventarne protagonista.

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