L’Europa investe miliardi nelle infrastrutture dell’intelligenza artificiale. Ma la vera sovranità tecnologica non si costruisce soltanto con algoritmi e data center: servono energia, capacità di calcolo, dati e infrastrutture radicate nei territori. Per la Sardegna questa può essere una grande opportunità.
Un contributo inviatoci da Fabrizio Fantini pone una domanda che merita di essere raccolta: cosa serve ancora per capire dove siamo diretti?
Il 9 aprile 2025 la Commissione europea ha presentato l’AI Continent Action Plan, il piano con cui l’Europa intende rafforzare la propria capacità industriale nell’intelligenza artificiale. InvestAI punta a mobilitare complessivamente 200 miliardi di euro; l’Europa dispone ormai di 19 AI Factories e il 30 luglio 2026 EuroHPC ha aperto il bando per la realizzazione di un massimo di sette AI Gigafactories.
Non stiamo quindi parlando soltanto di software. Stiamo parlando della costruzione di una nuova infrastruttura industriale europea.
Ed è proprio questo il punto che interessa particolarmente l’Associazione Elettrica Sarda.
Dietro l’IA c’è una gigantesca infrastruttura energetica
Per anni abbiamo parlato dell’intelligenza artificiale come se fosse qualcosa di immateriale: algoritmi, modelli, dati, cloud.
In realtà l’IA è profondamente fisica.
Ha bisogno di processori, server, reti di comunicazione, sistemi di raffreddamento, edifici e soprattutto di una disponibilità continua, affidabile e competitiva di energia elettrica.
Non è un elemento secondario. Lo stesso bando europeo sulle AI Gigafactories richiede capacità energetica adeguata e particolare attenzione all’efficienza energetica, idrica e alla circolarità. Le future Gigafactories dovranno concentrare enormi capacità computazionali e utilizzare un numero di processori avanzati molto superiore a quello delle attuali AI Factories.
E allora la questione dell’IA incontra inevitabilmente la questione energetica.
Chi controllerà l’energia necessaria alla nuova economia digitale? A quale prezzo verrà prodotta? Dove verranno localizzate queste infrastrutture? E quale beneficio resterà ai territori che le ospiteranno?
Sono domande che riguardano direttamente anche la Sardegna.
Dalla sovranità europea alla sovranità territoriale
Fantini individua correttamente almeno cinque livelli della nuova infrastruttura dell’IA: semiconduttori, capacità di calcolo, energia, dati e modelli.
L’Europa sta cercando di recuperare terreno. Ma persino nella costruzione delle proprie infrastrutture sovrane rimane evidente una dipendenza tecnologica: nell’ambito dell’iniziativa sulle Gigafactories, la Commissione ha sottoscritto lettere d’intenti con AMD, NVIDIA e Qualcomm per agevolare l’accesso all’hardware, pur lasciando ai consorzi la possibilità di ricorrere anche ad altri fornitori ammessi.
Questo dimostra una cosa: possedere un data center non significa necessariamente possedere la tecnologia che lo rende possibile.
Ma lo stesso ragionamento può essere portato un livello più vicino ai territori.
Non vorremmo passare dalla dipendenza dalle grandi piattaforme tecnologiche globali a un modello nel quale anche la capacità europea di IA viene concentrata esclusivamente in poche gigantesche infrastrutture lontane dai luoghi nei quali vengono prodotti energia, dati e valore.
Accanto alle grandi infrastrutture europee occorre quindi costruire anche una IA distribuita e di prossimità.
Una IA sarda, non isolata ma connessa
Quando parliamo di IA locale non immaginiamo una Sardegna tecnologicamente isolata dal resto del mondo.
Esattamente il contrario.
Immaginiamo un’infrastruttura capace di utilizzare i migliori modelli disponibili, interoperare con le reti europee e accedere alla grande capacità computazionale quando necessario, ma che permetta contemporaneamente di conservare sul territorio una parte della capacità di calcolo, dei dati, delle competenze e del valore economico generato.
La Sardegna dispone di una risorsa strategica importante: una crescente capacità di produzione elettrica da fonti rinnovabili.
Questa energia non dovrebbe essere considerata soltanto come una commodity da immettere nella rete nazionale.
Può diventare un fattore produttivo territoriale.
Energia rinnovabile, Comunità Energetiche, sistemi di accumulo e capacità computazionale possono progressivamente diventare componenti della stessa infrastruttura.
È un cambio di prospettiva importante: non produrre energia in Sardegna soltanto per venderla, ma utilizzare una parte di quell’energia per produrre in Sardegna servizi, conoscenza, capacità computazionale e valore.
Le Comunità Energetiche possono entrare nella nuova economia digitale
Qui entra in gioco anche l’esperienza delle Comunità Energetiche Rinnovabili.
Una CER nasce per mettere in relazione produzione e consumo sul territorio. Ma nel prossimo futuro la domanda elettrica potrà diventare molto più intelligente e flessibile.
Un’infrastruttura computazionale può rappresentare una nuova tipologia di consumo programmabile: entro determinati limiti, alcune elaborazioni possono essere concentrate nei periodi nei quali l’energia rinnovabile è maggiormente disponibile.
È lo stesso principio che abbiamo sostenuto parlando della necessità di riformare il mercato elettrico: prima di limitare un kWh rinnovabile perché prodotto nel momento “sbagliato”, dobbiamo rendere conveniente utilizzarlo nel momento giusto.
In prospettiva, anche la capacità di calcolo può entrare in questa logica.
Fotovoltaico, accumulo, flessibilità della domanda e infrastrutture digitali potrebbero diventare parti dello stesso ecosistema territoriale.
L’energia può essere il vantaggio competitivo della Sardegna
La Sardegna difficilmente costruirà da sola una filiera mondiale dei semiconduttori.
Ma può interrogarsi seriamente su quali segmenti della nuova economia dell’IA possa ospitare.
Il punto di partenza potrebbe essere proprio ciò che possiede: territorio, energia rinnovabile, competenze universitarie, imprese, Pubbliche Amministrazioni e patrimoni di dati locali.
Non significa necessariamente immaginare immediatamente una gigantesca AI Factory.
Significa cominciare dalla scala possibile: infrastrutture computazionali territoriali, archivi sicuri, modelli specializzati, servizi alle imprese e alla Pubblica Amministrazione, sistemi energetici capaci di alimentare progressivamente questa capacità.
Agricoltura, energia, gestione delle reti, ambiente, turismo, industria, servizi pubblici e sanità territoriale sono soltanto alcuni degli ambiti nei quali un’IA costruita attorno ai dati e alle esigenze della Sardegna potrebbe generare valore.
Energia distribuita, intelligenza distribuita
Per l’Associazione Elettrica Sarda questa riflessione ha una conseguenza quasi naturale.
Abbiamo lavorato perché la produzione energetica diventasse più distribuita e perché cittadini, imprese ed enti locali potessero essere protagonisti della transizione energetica.
Ora dobbiamo porci la stessa domanda per l’intelligenza artificiale.
Possiamo passare dall’energia distribuita all’intelligenza distribuita?
La sfida non è costruire una improbabile alternativa sarda alle grandi Big Tech. È evitare che territori, imprese e cittadini diventino semplicemente consumatori finali di servizi digitali progettati, elaborati e controllati interamente altrove.
L’Europa sta investendo miliardi perché ha compreso che senza infrastrutture non esiste vera autonomia tecnologica. La proposta di Cloud and AI Development Act presentata dalla Commissione nel giugno 2026 lega esplicitamente l’espansione delle capacità cloud e IA alla realizzazione di data center efficienti dal punto di vista energetico.
In atre parole dobbiamo costruire un nodello di federalismo energetico e cybernetico, con tutti i vantaggi di un sistema (quello federalista) autonomo, ma che funziona solo con una costante interazione con l’esterno, secondo la Teoria dei Sistemi sostenuta dal Professor Giuseppe Melis Giordano, secondo un meccanismo che miri al costante perseguimento di un equilibrio possibile tra i diversi sistemi, aree, territori, tecnologie.
La Sardegna dovrebbe leggere questo processo con grande anticipo.
Perché la transizione energetica e quella digitale, che spesso continuiamo a discutere separatamente, stanno diventando un’unica trasformazione industriale. E questa volta non dovremmo limitarci a osservare ciò che costruiranno gli altri. L’energia della Sardegna può alimentare anche l’intelligenza della Sardegna.
Associazione Elettrica Sarda
Energia distribuita. Intelligenza distribuita

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