PROPOSTA TECNICA

0. Abstract

Le risorse regionali destinate alle Comunità Energetiche Rinnovabili devono essere orientate esclusivamente a risultati concreti e verificabili, evitando il finanziamento di studi, costituzioni e strutture gestionali che rischiano di generare inefficienze e occupazione artificiale temporanea. Le CER, per loro natura, devono restare organizzazioni leggere e auto-sostenibili, capaci di trasferire ai cittadini il massimo risparmio energetico. La Regione dovrebbe quindi sostenere prioritariamente la realizzazione di impianti compatibili con la normativa CER (con contributi inferiori al 40%) e premiare solo le comunità che dimostrano configurazioni realmente operative e energia condivisa certificata. Parallelamente è necessario intervenire sui veri ostacoli allo sviluppo: revisione dei criteri di connessione nelle cabine primarie, riconoscimento del ruolo delle CER nel bilanciamento della rete, promozione di smart grid e sistemi di accumulo (BESS), nonché semplificazioni autorizzative dedicate. Gli aiuti pubblici dovrebbero inoltre essere destinati all’introduzione di software di gestione avanzata e sistemi intelligenti basati su intelligenza artificiale, capaci di ottimizzare produzione, consumi e autoconsumo. Un approccio orientato all’efficienza e alla tecnologia consente di trasformare la spesa pubblica in uno strumento di sviluppo energetico reale, evitando sprechi e rafforzando la transizione energetica regionale.

1. Premessa

La Regione Sardegna dispone di rilevanti risorse economiche destinate allo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). L’esperienza maturata negli ultimi anni dimostra tuttavia che l’attuale approccio basato sul finanziamento preliminare di studi e sulla concessione indiscriminata di contributi non ha prodotto un numero significativo di configurazioni energetiche operative.

Non risponde nemmeno al vero che le CER non riescono a nascere per mancanza di fondi, risorse, competenze. La verità è che le CER devono andare oltre il momento, ormai superato, della formazione ed informazione. Ora siamo alla fase due di consolidamento di tutte le iniziative esistenti. Solo l’Associazione Elettrica Sarda ha promosso oltre 50 configurazioni di CER delle quali 12 già validate dal GSE ed altre in validazione con una potenza complessiva pari a circa 10 MW e oltre 500 aderenti, tra i quali diversi comuni sardi. Ciò significa che la sola AES ha raggiunto il 75% delle Cabine Primarie del territorio sardo.

Le considerazioni contenute nel presente documento riprendono e sistematizzano le osservazioni già espresse in sede di audizione presso la Quinta Commissione del Consiglio Regionale della Sardegna, dove è stata evidenziata la necessità di superare un modello basato su progettazioni teoriche e di orientare le politiche pubbliche esclusivamente verso risultati energetici concreti e verificabili.

Le CER devono essere strutture leggere, economicamente autosufficienti e caratterizzate da costi di gestione estremamente contenuti, al fine di trasferire ai membri il massimo beneficio economico derivante dall’energia condivisa.


2. Analisi del contesto e criticità strutturali

Le osservazioni qui riportate integrano gli interventi presentati in sede di Quinta Commissione del Consiglio Regionale, nei quali è stato evidenziato come un utilizzo non mirato delle risorse pubbliche rischi di generare inefficienze e occupazione artificiale destinata a scomparire al termine degli incentivi.

2.1 Limiti di competenza regionale

Le principali difficoltà nello sviluppo delle CER derivano da fattori non regionali:

  • normativa statale e regolamenti attuativi;
  • tempistiche operative del GSE;
  • complessità e limiti autorizzativi;
  • limiti tecnici nelle connessioni alla rete.

2.2 Errori da non ripetere

A. Finanziamento generalizzato degli studi di fattibilità

  • produzione di progettazioni prive di realizzazione;
  • assenza di responsabilità sui risultati;
  • dispersione di risorse pubbliche.

B. Contributi pubblici superiori al 40% sugli impianti

  • incompatibilità con l’inserimento nelle CER;
  • perdita incentivi GSE;
  • blocco delle configurazioni energetiche.

C. Finanziamento di costituzione, formazione e gestione

Rischi principali:

  • creazione di CER artificiali;
  • nascita di consulenze non necessarie;
  • occupazione temporanea destinata a cessare con la fine degli aiuti;
  • generazione di futuri disoccupati.

Le CER devono sostenersi attraverso l’energia condivisa e non tramite assistenza pubblica continuativa.


3. Principi guida del nuovo programma regionale

  1. Finanziare risultati energetici e non intenzioni progettuali.
  2. Premiare esclusivamente CER operative.
  3. Attivare investimenti privati.
  4. Garantire selezione meritocratica.
  5. Massimizzare energia condivisa e benefici territoriali.
  6. Utilizzare gli aiuti per aumentare l’efficienza gestionale e tecnologica delle CER attive.

4. Ambiti strategici di intervento regionale

4.1 Tavolo nazionale su connessioni e Cabine Primarie

È urgente promuovere un confronto nazionale per rivedere i criteri di calcolo della potenza disponibile nelle Cabine Primarie. Attualmente TERNA applica parametri identici a quelli degli impianti speculativi, senza riconoscere il ruolo delle CER nel bilanciamento del sistema elettrico.

Si propone:

  • priorità alle connessioni CER;
  • revisione criteri di saturazione;
  • riconoscimento del ruolo di bilanciamento delle CER.

4.2 Sviluppo di Smart Grid territoriali

Le Smart Grid rappresentano la soluzione tecnica più efficace per ottenere riduzioni strutturali della bolletta energetica.

La Regione dovrebbe sostenere:

  • sistemi di gestione locale dell’energia;
  • integrazione produzione-consumo-accumulo;
  • infrastrutture digitali di rete.

4.3 Sistemi di accumulo (BESS)

I sistemi di accumulo costituiscono elemento essenziale per l’evoluzione delle CER e per la stabilità del sistema energetico.

Si propone l’introduzione di strumenti di sostegno dedicati ai BESS integrati nelle configurazioni CER. Attualmente le BESS sono escluse da tutti gli aiuti alle CER, mentre invece contribuirebbero a massimizzarne i risultati


4.4 Revisione normativa regionale (Legge 20)

Prevedere deroghe autorizzative e procedure accelerate per impianti inseriti in CER, anche quando di taglia superiore ad 1 MWp, alla luce di comprovate ricadute economiche, ambientali e sociali territoriali gestite attraverso la CER medesima.


5. Struttura proposta del Programma Regionale CER

PILASTRO 1 – Impianti CER compatibili

Contributi ≤40% vincolati all’inserimento nelle CER, anche per colmare il vuoto lasciato dalla scadenza del sostegno PNRR. Per non sbagliare si potrebbe ripeterne i medesimi parametri e requisiti.

PILASTRO 2 – Incentivi premiali basati su risultati

Aiuti concessi esclusivamente a CER con configurazioni attive e energia condivisa certificata.

PILASTRO 3 – Fondo regionale di anticipazione incentivi

Fondo rotativo per anticipare i flussi GSE e migliorare la bancabilità.

PILASTRO 4 – Innovazione digitale e gestione intelligente

Gli aiuti devono essere destinati prioritariamente all’introduzione di:

  • software intelligenti di gestione;
  • piattaforme digitali di monitoraggio;
  • sistemi basati su intelligenza artificiale per previsione carichi e ottimizzazione energetica;
  • strumenti automatici di controllo economico e rendicontazione.

Gli incentivi devono essere concessi esclusivamente alle CER che abbiano dimostrato la reale attivazione delle configurazioni energetiche ed in questo caso non incidendo sugli impianti di produzione possono superare abbondantemente il 40%.


6. Impatti attesi

  • aumento CER operative;
  • riduzione sprechi di risorse pubbliche;
  • maggiore autoconsumo diffuso;
  • sviluppo di smart grid territoriali;
  • rafforzamento della transizione energetica regionale.

7. Conclusioni

La Regione Sardegna può svolgere un ruolo decisivo non creando nuove CER artificiali o pagando studi di fattibilità, ma rafforzando quelle capaci di produrre risultati concreti. Un modello orientato a risultati misurabili, innovazione tecnologica e gestione intelligente dell’energia consente di trasformare la spesa pubblica in un reale moltiplicatore di sviluppo energetico, economico e sociale. Gli aiuti a risultato spingerebbe tutto il sistema verso una maggiore efficienza evitando iniziative che rischiano di essere solo fini a se stesse.

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