SARDOVOLTAICO, L’Associazione Elettrica Sarda lancia il progetto del fotovoltaico sardo.
In Sardegna l’energia non è più solo una bolletta da pagare o un problema da subire. È diventata una scelta collettiva. Da questa consapevolezza nasce l’idea di realizzare impianti fotovoltaici comunitari, promossi da AES – Associazione Elettrica Sarda, all’interno delle Comunità Energetiche Rinnovabili e non come mere operazioni finanziarie, ma come infrastrutture condivise, costruite passo dopo passo da chi vive e lavora sul territorio: l’Associazione Elettrica Sarda lancia il progetto SARDOVOLTAICO.
AES nasce proprio con questo scopo: accompagnare cittadini, imprese e amministrazioni sarde verso un modello di autonomia energetica fondato sulla produzione locale, sulla cooperazione e sulla trasparenza. Da anni l’associazione opera in Sardegna per promuovere le Comunità Energetiche, supportare la realizzazione di impianti rinnovabili e garantire che i benefici economici dell’energia restino nei territori che la producono.
Le prime Comunità Energetiche che beneficeranno di questa iniziativa sono quelle del Logudoro, in particolare Ozieri, Pattada, Ittireddu e Mores, e del territorio di Torres, a partire da Porto Torres. Luoghi diversi, ma uniti dalla stessa esigenza: ridurre la dipendenza energetica e trasformare l’energia in una risorsa condivisa.
Una Comunità Energetica, in fondo, è questo: persone, famiglie, imprese e professionisti che decidono di produrre insieme energia pulita e di condividerla. Non ci sono promesse di guadagni facili né meccanismi speculativi. C’è invece la volontà di ridurre i costi energetici, di utilizzare in modo consapevole le opportunità previste dalla legge e di far sì che i benefici economici restino all’interno della comunità che li genera. Da qui il nome del progetto, SARDOVOLTAICO, a rimancare un stratte alleanza del fotovoltaico con la realtà sarda locale.
Chi vive in Sardegna può partecipare alla realizazione degli impianti con una quota di 250 euro. Non si acquista una parte dell’impianto e non si effettua un investimento finanziario nel senso tradizionale del termine. Si sceglie piuttosto di sostenere un progetto comune e di avere, nel tempo, una quota dei benefici economici che ne deriveranno, proporzionata al contributo dato. Ogni quota rappresenta una piccola frazione del progetto, utile esclusivamente per tenere traccia della partecipazione di ciascuno.
Accanto ai cittadini, un ruolo fondamentale è svolto dalle imprese e dai professionisti locali. Progettisti, installatori, tecnici e fornitori possono contribuire non solo con risorse economiche, ma anche con lavoro, competenze, servizi e materiali. Questi contributi vengono riconosciuti in modo trasparente e potranno tradursi in una partecipazione al progetto, valorizzando il lavoro reale e rafforzando l’economia del territorio.
Per rendere il progetto comprensibile e trasparente a tutti, viene adottato un valore di riferimento pari a un milione di euro per ogni megawatt di potenza dell’impianto. Parliamo dunque di 1.000,00 euro per ogni kW/p. Non è un prezzo di mercato, non attribuisce diritti di proprietà e non definisce quote patrimoniali. È semplicemente uno strumento tecnico condiviso, utile a misurare i contributi e a distribuire nel tempo i benefici che l’impianto sarà in grado di produrre.
Per avviare il progetto, la comunità farà ricorso anche al Sardex, la moneta complementare sarda. In questo contesto il Sardex non diventa uno strumento di guadagno, ma un mezzo di scambio. Chi anticipa Sardex contribuisce a coprire alcune spese iniziali e, nel tempo, potrà convertirli in euro attraverso una parte dei flussi economici generati dall’impianto. Nessuna quota, nessun interesse, nessuna partecipazione ai benefici: solo uno scambio che si chiude automaticamente una volta completato e che contribuirà a sostenere indirettamente il circuito Sardex ed il suo buon funzionamento.
Quando l’impianto entrerà in funzione, l’energia prodotta genererà risorse grazie ai meccanismi previsti dalla legge. Queste risorse servono innanzitutto a garantire il corretto funzionamento dell’impianto, la sua manutenzione nel tempo e la creazione di una riserva di sicurezza. I benefici disponibili verranno poi condivisi tra coloro che hanno partecipato al progetto, senza promesse, senza scadenze prefissate e senza garanzie artificiali.
Ciò che rende questo progetto diverso è la sua natura. Non crea debiti, non dipende dalle banche e non separa l’energia dal territorio. L’energia resta della comunità che la produce, così come i benefici che ne derivano. È un modo concreto di ripensare il rapporto tra economia, territorio e collaborazione.
Partecipare significa entrare a far parte di un percorso collettivo: contribuire a un impianto rinnovabile locale, rafforzare l’autonomia energetica delle singole Comunità, condividere nel tempo i risultati e costruire un modello replicabile altrove. A tutto questo si aggiungeranno gli incentivi che il GSE riconoscerà alla CER che a sua volta saranno distribuiti ai soci che dovessero condividere l’energia prodotta dall’impianto, completando un progetto che nasce dal basso e resta saldamente ancorato alla comunità.
SARDOVOLTAICO, il progetto fotovoltaico che mancava.

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