Comunità Energetiche Rinnovabili: dalle difficoltà ai risultati concreti. Il modello sardo che cresce, fa rete e guarda al futuro

Le recenti e condiovisibili riflessioni del professor Emilio Ghiani offrono l’occasione per raccontare l’esperienza dell’Associazione Elettrica Sarda: 31 CER riconosciute dal GSE sulle circa 70 in formazione, 231 impianti per 15 MWp, decine di Comuni coinvolti, iniziative sociali, collaborazioni strategiche e un crescente impegno nel confronto scientifico.

L’intervista al professor Emilio Ghiani dell’Università di Cagliari, pubblicata da La Nuova Sardegna il 27 ottobre scorso, offre l’occasione per una riflessione sullo stato di attuazione delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Sardegna.
Le considerazioni del professore, riguardanti le difficoltà burocratiche, la complessità delle procedure e il coinvolgimento ancora insufficiente delle famiglie, richiamano problematiche ben conosciute da quanti operano quotidianamente nel settore. Sono osservazioni che meritano attenzione, soprattutto perché provengono dal mondo universitario, il cui contributo scientifico e tecnico è fondamentale per accompagnare l’evoluzione del sistema energetico.
L’Associazione Elettrica Sarda condivide la necessità di affrontare questi ostacoli, ma ritiene utile affiancare all’analisi delle criticità anche l’esperienza delle Comunità Energetiche che, nonostante le difficoltà, hanno già raggiunto risultati concreti. Non per contrapporre una visione a un’altra, ma per contribuire a una rappresentazione più completa di un fenomeno ancora giovane, che presenta certamente complessità, ma anche potenzialità economiche, organizzative e sociali di grande interesse.

Trentuno Comunità Energetiche riconosciute dal GSR, 231 impianti e 15 MWp di potenza

L’Associazione Elettrica Sarda ha recentemente raggiunto il traguardo di 31 Comunità Energetiche Rinnovabili riconosciute dal Gestore dei Servizi Energetici. Un risultato significativo, soprattutto se rapportato alla complessità del percorso amministrativo e organizzativo che accompagna ogni singola configurazione.
Oggi la rete promossa dall’Associazione comprende circa 70 Comunità Energetiche in differenti fasi di sviluppo, 500 soci e 231 impianti di produzione, per una potenza complessiva di circa 15 MWp.
Sono numeri che raccontano un’attività diffusa sul territorio, costruita attraverso il coinvolgimento di cittadini, imprese, amministrazioni comunali e produttori di energia. Dietro ogni Comunità Energetica riconosciuta vi sono attività di informazione, progettazione, organizzazione, raccolta documentale, gestione amministrativa e interlocuzione con il GSE.
Il riconoscimento di una CER non coincide automaticamente con il pieno raggiungimento dei suoi obiettivi economici ed energetici. Rappresenta però un passaggio fondamentale per trasformare un’iniziativa progettuale in una configurazione operativa. La sfida successiva consiste nell’ampliare la partecipazione, incrementare l’energia condivisa e consolidare nel tempo i benefici per gli aderenti.

Un modello capace di coinvolgere decine di amministrazioni comunali

Uno degli aspetti più significativi dell’esperienza dell’Associazione Elettrica Sarda riguarda la capacità di aggregare amministrazioni comunali attorno a un progetto condiviso.
Nel corso degli ultimi anni, decine di Comuni hanno scelto di aderire al modello organizzativo proposto dall’Associazione, riconoscendone l’utilità e le potenzialità. Questa capacità attrattiva merita particolare attenzione. Le amministrazioni locali, soprattutto quelle dei piccoli centri, devono spesso confrontarsi con risorse tecniche e amministrative limitate. La possibilità di aderire a una struttura già organizzata, senza dover necessariamente costituire una nuova entità giuridica autonoma, rappresenta un’importante opportunità di semplificazione.
Il modello dell’Associazione Elettrica Sarda consente di valorizzare le specificità territoriali delle singole configurazioni, mantenendo una struttura associativa comune e condividendo competenze, strumenti e servizi. Non è soltanto una scelta organizzativa, ma anche un modo concreto di interpretare il principio della collaborazione tra territori.

Dalla Sardegna alla penisola: un’esperienza che supera i confini regionali

La validità di un modello organizzativo può essere valutata anche attraverso la sua capacità di essere adottato in contesti territoriali differenti.
L’Associazione Elettrica Sarda, pur mantenendo nella Sardegna il proprio principale riferimento, ha progressivamente esteso la propria presenza anche nella penisola, sviluppando iniziative in Piemonte, Lombardia e Puglia. Un’esperienza nata per rispondere alle esigenze delle comunità sarde ha dimostrato di poter essere proposta anche in territori caratterizzati da condizioni economiche, amministrative e sociali differenti. Questa espansione testimonia la trasferibilità di un modello fondato sulla condivisione delle competenze e sull’organizzazione collettiva. La Sardegna può quindi essere non soltanto destinataria di innovazioni sviluppate altrove, ma anche luogo nel quale nascono esperienze capaci di trovare applicazione nel resto del Paese.

Il rapporto con il mondo della formazione e della ricerca

La crescita delle Comunità Energetiche richiede competenze sempre più articolate, che comprendono aspetti tecnici, giuridici, economici, informatici e gestionali.
Per questa ragione l’Associazione Elettrica Sarda considera strategico il rapporto con il sistema della formazione e della ricerca.
In questa prospettiva si inserisce la partecipazione dell’Associazione all’ITS Academy Energia Sardegna, realtà impegnata nella formazione tecnica superiore e nello sviluppo delle competenze necessarie alla transizione energetica. L’appartenenza a questo sistema rappresenta una scelta coerente con la convinzione che la trasformazione del settore energetico debba essere accompagnata dalla crescita di nuove professionalità. Le Comunità Energetiche hanno bisogno di tecnici, progettisti, esperti di gestione energetica, specialisti dei sistemi digitali e figure capaci di operare all’interno di organizzazioni sempre più complesse. La collaborazione tra imprese, associazioni, istituzioni formative e università può favorire la costruzione di queste competenze e contribuire a creare nuove opportunità professionali per i giovani. È anche su questo terreno che il dialogo con il mondo accademico, rappresentato da studiosi come il professor Ghiani, può offrire un contributo particolarmente prezioso.

Il confronto scientifico internazionale: dall’UPEC 2026 nuove sfide per le Comunità Energetiche

La partecipazione dell’Associazione Elettrica Sarda all’UPEC 2026, conferenza scientifica internazionale dedicata ai sistemi elettrici e alle nuove prospettive dell’energia, ha rappresentato un’importante occasione di confronto con il mondo della ricerca. Tra i contributi di particolare interesse, quello della dottoressa Monika Bucha, dedicato al tema dell’accettabilità sociale degli impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili, ha richiamato l’attenzione su una questione fondamentale: la transizione energetica non può essere realizzata soltanto attraverso investimenti e innovazione tecnologica, ma richiede il consenso, la fiducia e la partecipazione consapevole dei cittadini. Altrettanto significativo il contributo della professoressa Eleonora Riva Sanseverino dell’Università di Palermo, dedicato ai temi della resilienza e della vulnerabilità dei sistemi energetici, questioni destinate ad assumere crescente rilevanza in un sistema elettrico caratterizzato dalla diffusione della generazione distribuita e dalla progressiva integrazione delle fonti rinnovabili.
Sono due prospettive complementari: da un lato, la necessità di costruire un rapporto positivo tra infrastrutture energetiche e comunità locali; dall’altro, l’esigenza di garantire sicurezza, affidabilità e capacità di adattamento a un sistema energetico in profonda trasformazione. L’Associazione Elettrica Sarda ritiene che questi temi debbano entrare stabilmente nell’agenda delle Comunità Energetiche. La crescita del numero degli impianti e delle configurazioni rende infatti sempre più importante affrontare non soltanto gli aspetti economici della condivisione, ma anche quelli relativi all’accettabilità sociale, alla sicurezza e alla resilienza delle reti. Anche grazie al rapporto con l’Università di Cagliari, sentiamo il dovere di approfondire queste tematiche e di contribuire, per quanto nelle nostre possibilità, alla costruzione di un collegamento sempre più stretto tra ricerca scientifica ed esperienza operativa.
È proprio in questa prospettiva che le osservazioni del professor Emilio Ghiani assumono ulteriore significato: il confronto tra mondo accademico e Comunità Energetiche già attive può contribuire non soltanto a individuare le criticità esistenti, ma anche a sviluppare soluzioni concrete per il futuro del sistema energetico sardo.

La capacità di fare rete: la collaborazione con Albatros e La Tua CER

Un ulteriore passaggio nel percorso di crescita dell’Associazione Elettrica Sarda è rappresentato dalla recente collaborazione con la società Albatros e con la piattaforma di gestione La Tua CER.
L’accordo si inserisce in una prospettiva di rafforzamento delle capacità organizzative e gestionali, attraverso l’integrazione di competenze, strumenti e relazioni.
La crescita del numero delle Comunità Energetiche e degli aderenti rende necessario sviluppare sistemi sempre più strutturati per la gestione delle configurazioni, dei dati energetici, delle procedure amministrative e dei rapporti con i partecipanti. La collaborazione rappresenta quindi un passo avanti nella capacità di affrontare una dimensione operativa più ampia. Ma il significato dell’iniziativa va oltre gli aspetti tecnologici e amministrativi.  Essa testimonia la volontà dell’Associazione di aprirsi a collaborazioni strategiche con soggetti dotati di competenze ed esperienze complementari, nella convinzione che la crescita non debba necessariamente avvenire attraverso percorsi isolati. Si tratta di un’impostazione che supera uno stereotipo talvolta associato al mondo imprenditoriale e associativo sardo: quello di una limitata propensione alla collaborazione e alla costruzione di reti strutturate. L’esperienza dell’Associazione Elettrica Sarda suggerisce invece che sia possibile sviluppare in Sardegna organizzazioni aperte, capaci di dialogare con realtà nazionali e di costruire alleanze senza rinunciare alla propria identità territoriale. Fare rete significa condividere competenze, moltiplicare le opportunità e costruire organizzazioni più solide. È un principio che appartiene alla stessa filosofia delle Comunità Energetiche e che l’Associazione intende applicare anche alla propria strategia di sviluppo.

Il riconoscimento della CCIAA del Nord Sardegna: un incoraggiamento a proseguire

Un ulteriore motivo di soddisfazione è rappresentato dal recente riconoscimento ricevuto dall’Associazione Elettrica Sarda a Sassari, nell’ambito di un’iniziativa promossa da Promo PA Fondazione presso la Camera di Commercio del Nord Sardegna. Un riconoscimento che assume un significato particolare perché valorizza un’esperienza nata in Sardegna, cresciuta attraverso il coinvolgimento delle amministrazioni locali e progressivamente affermatasi anche oltre i confini regionali.
Per l’Associazione non si tratta soltanto di un attestato di apprezzamento, ma soprattutto di un incoraggiamento a proseguire nel percorso intrapreso, rafforzando le collaborazioni con istituzioni, imprese, mondo della formazione e realtà associative. Il riconoscimento si aggiunge ai risultati raggiunti sul piano operativo e sociale, contribuendo a consolidare la credibilità di un modello che ha fatto della cooperazione e della partecipazione territoriale i propri elementi distintivi.
È anche un segnale positivo per la Sardegna: la capacità di costruire reti, sviluppare progettualità condivise e collaborare con interlocutori di rilievo nazionale può diventare uno dei suoi punti di forza.

Le Comunità Energetiche come strumenti di solidarietà

Accanto ai risultati organizzativi ed energetici, esiste un’altra dimensione che merita particolare attenzione: quella sociale.
L’Associazione Elettrica Sarda ha scelto di interpretare le Comunità Energetiche non soltanto come strumenti per produrre e condividere energia, ma anche come opportunità per sostenere iniziative di interesse collettivo.  A Macomer, attraverso la Comunità Energetica del Marghine, è stata sostenuta la cooperativa sociale Progetto H, impegnata in attività rivolte a persone con disabilità, comprese persone nello spettro autistico. A Porto Torres è stata promossa un’iniziativa a favore di un’associazione impegnata nell’ambito delle malattie rare. Altre attività hanno interessato il mondo dello sport dilettantistico, attraverso il sostegno a due associazioni calcistiche e a una società di atletica. Sono esperienze differenti, accomunate dalla volontà di valorizzare organizzazioni che contribuiscono alla coesione sociale, all’inclusione e alla partecipazione dei cittadini.
La condivisione dell’energia può così diventare

Le Comunità Energetiche vincono se c’è un progetto di lungo periodo

A conlusione dell’articolo piuttosto lungo e denso di contenuti, la nostra impressione è che le difficoltà che abbiamo incontrato nel nostro percorso, che dura ormai da un intero lustro, siano state vinte esclusivamente per la nostra caparbietà e testardaggine dovute unicamente alla visione di lungo periodo che ha evitato sino ad ora gli errori più comuni: mollare alle prime difficoltà, non aprirsi a collaborazioni con altre realtà, partire con progetti ed assetti rigidi, non mettere sul conto la questione esiziale della sostenibilità economica delle singole configurazioni tecniche CACER, non avere una prospettiva che vada ben oltre gli esili incentivi messi a disposizione dal GSE che sin dall’inizio sono state invece da noi considerati come mero strumento transitorio utile a spingere e facilitare la creazione e sviluppo di CER, ma che da soli non sonon in grado di dare risposte adeguate, anche per il ritardo con il quale il quadro regolatorio attuale si adegua ai modelli del nord Europa, nei quali le Comunità Energetiche Rinnovabili hanno un ruolo più attivo e diretto sul mercato energetico locale, cioè esattamente nella direzione verso la quale lavora incessantemente da cinque anni l’Associazione Elettrica Sarda. Una battaglia quest’ultima che, nonostante i numeri raggiunti, non possiamo vincere da soli, ma solo atraverso un modello che arrivi ad integrare la nostra rete ad un modello di rete tra le reti. Solo portando all’estremo il processo di agregazione della domanda e di offerta di energia elettrica dal basso avremo la possibilità di recitare un ruolo attivo e determinante nella rivoluzione del mercato elettrico italiano e riuscire in tal modo ad incidere significativamente suoi costi dell’energia per cittadini e aziende.

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