La transizione energetica non è soltanto una questione tecnologica. È sempre più una questione sociale, economica e territoriale.
È questo uno dei messaggi più interessanti emersi dalla relazione di Monika Bucha, del Kelso Institute Europe di Berlino, dedicata al benefit-sharing nei grandi progetti di energia rinnovabile e presentata alla UPEC 2026 di Cagliari.
Il titolo della relazione poneva provocatoriamente una domanda: “Possiamo comprare l’accettazione locale?”
La questione nasce da un fenomeno ormai conosciuto in molti Paesi: una parte della popolazione sostiene la transizione verso le energie rinnovabili in termini generali, ma può opporsi alla realizzazione degli impianti quando questi interessano direttamente il proprio territorio.
È il cosiddetto fenomeno NIMBY, Not In My Backyard.
Il denaro aiuta, ma non risolve tutto
La ricerca illustrata da Bucha ha preso in esame circa 40 studi quantitativi relativi all’accettazione delle grandi infrastrutture rinnovabili, con una prevalenza di studi riguardanti l’eolico terrestre.
Il risultato è particolarmente interessante.
La grande maggioranza degli studi rileva che la condivisione dei benefici economici può aumentare l’accettazione locale. Tuttavia, tra coloro che sono già contrari a un progetto, soltanto una minoranza — indicativamente il 20% — cambia posizione grazie a questi strumenti.
Soprattutto, la ricerca evidenzia che localizzazione dell’impianto e distanza rimangono fattori sistematicamente più importanti delle compensazioni economiche.
Il messaggio è quindi chiaro: il consenso non si compra semplicemente con il denaro.
La posizione dell’Associazione Elettrica Sarda
Come Associazione Elettrica Sarda condividiamo fortemente questa impostazione.
Ma riteniamo necessario compiere un passo ulteriore.
Il problema non dovrebbe essere soltanto stabilire quanto riconoscere a un territorio per accettare un impianto. Dovremmo domandarci come fare affinché il territorio diventi parte integrante della produzione energetica e dei benefici economici che ne derivano.
Ed è qui che, a nostro avviso, occorre aprire anche una riflessione sul funzionamento del mercato elettrico.
Il costo industriale dell’energia prodotta dal sole e dal vento può essere molto basso, ma questo vantaggio non si traduce automaticamente e direttamente in un corrispondente minor prezzo dell’energia pagato dalle famiglie e dalle imprese del territorio che la produce.
La grande sfida dei prossimi anni potrebbe quindi essere questa: trasformare il benefit-sharing da semplice compensazione in condivisione strutturale del valore dell’energia.
Fare del territorio uno dei protagonisti e dei beneficiari della transizione.

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