L’Associazione Elettrica Sarda, costituita nel 2022, è nata con un obiettivo preciso: partecipare attivamente alla transizione energetica della Sardegna attraverso la costruzione di una rete diffusa di Comunità Energetiche Rinnovabili, capace di coniugare sostenibilità ambientale, partecipazione dei territori e sviluppo economico locale, in un’ottica di costrizione delle premesse indispensabili alla riduzione dei costi energetici anche attraverso una futura partecipazione attiva al mercato elettrico.

Fin dall’inizio abbiamo ritenuto che uno dei principali rischi delle CER fosse quello del nanismo e della frammentazione: tante piccole iniziative isolate, ciascuna chiamata ad affrontare autonomamente problematiche tecniche, amministrative, finanziarie e gestionali relativamente complesse.

Abbiamo quindi scelto una strada differente: costruire una rete, mantenendo il radicamento territoriale delle singole configurazioni ma mettendo in comune competenze, procedure, gestione e capacità progettuale, così da raggiungere progressivamente una massa critica sufficiente per diventare interlocutori credibili di cittadini, imprese, Comuni, istituzioni e operatori della filiera energetica.

A poco più di due anni dall’apertura del portale GSE, nonostante le criticità e i ritardi che tutti gli operatori del settore conoscono, riteniamo che questa impostazione abbia prodotto risultati significativi.

Oggi l’Associazione Elettrica Sarda può contare su 68 CER avviate, 395 soci coinvolti, 189 impianti, 10 Comuni formalmente aderenti e 114 Comuni indirettamente interessati dalle configurazioni sviluppate. A questi si aggiungono due Consorzi industriali inseriti in programmi di sviluppo futuro.

La potenza complessivamente disponibile ai fini della condivisione è nell’ordine dei 15 MWp, ai quali stimiamo prudentemente possano aggiungersi ulteriori 15 MWp entro un anno. Parallelamente abbiamo seguito gratuitamente oltre 200 pratiche PNRR per i nostri soci, accompagnando cittadini e imprese nella realizzazione di nuova capacità rinnovabile.

Dalla gestione delle CER allo sviluppo di nuovi impianti FER

La crescente esperienza maturata sul campo ci sta progressivamente spingendo oltre la semplice costituzione e gestione delle configurazioni CER.

Abbiamo iniziato ad occuparci direttamente delle prime fasi di sviluppo di nuovi progetti FER, con l’obiettivo di contribuire concretamente ad accelerare la realizzazione di nuova capacità rinnovabile.

L’idea è utilizzare la conoscenza del territorio, la rete di relazioni costruita attraverso le CER e le competenze progressivamente acquisite per individuare opportunità di investimento, verificarne la fattibilità e accompagnarle nelle fasi iniziali dello sviluppo, fino a renderle concretamente realizzabili e quindi interessanti per gli investitori.

Uno dei casi più recenti riguarda un impianto fotovoltaico di circa 1 MW da realizzarsi su serre agricole esistenti. L’Associazione ha assunto direttamente l’iniziativa, sostenendo a proprie spese la richiesta della soluzione di connessione e le prime attività di sviluppo. La progettazione e la fase autorizzativa sono state portate a buon fine grazie anche alla preziosa collaborazione di un professionista che ha scelto di scommettere insieme a noi sulla realizzabilità dell’operazione. Ciò che ci rende orgogliosi è che dietro questa iniziative c’è un programma di sviluppo di un’azienda agricola già attiva, ma che scommette sul futuro inserendo accanto all’attività agricola quella dell’allevamento. Siamo oggi nella fase decisiva della cessione del progetto a un investitore fortemente interessato alla sua realizzazione.

Non consideriamo questo caso un episodio isolato: sono ormai decine le opportunità progettuali di questo tipo sulle quali stiamo lavorando o effettuando valutazioni preliminari.

Portare la logica di comunità anche oltre il limite delle CER

Parallelamente stiamo affrontando una questione che consideriamo strategica: come coinvolgere in una logica di comunità anche gli impianti FER di dimensioni maggiori che, per l’attuale quadro regolatorio, non possono beneficiare dell’incentivazione prevista per le CER.

La nostra convinzione è che la dimensione comunitaria non debba necessariamente coincidere con l’accesso all’incentivo.

Anche un grande impianto rinnovabile può costruire una relazione economica stabile con il territorio che lo ospita, facendo in modo che una parte del valore generato dalla produzione energetica rimanga localmente e produca benefici per cittadini, imprese ed enti pubblici.

Stiamo quindi elaborando un modello volontario alternativo all’incentivazione CER, attraverso il quale rendere possibile una ricaduta territoriale anche degli impianti di maggiore taglia.

Il percorso è ancora lungo e una delle difficoltà che stiamo incontrando è proprio quella di convincere alcuni investitori a considerare la condivisione di una parte del valore prodotto non come un costo aggiuntivo, ma come un investimento nella stabilità, nell’accettabilità sociale e nell’integrazione territoriale del progetto.

Crediamo tuttavia che questo possa rappresentare uno dei terreni più interessanti per l’evoluzione futura delle Comunità Energetiche: passare dalla condivisione incentivata dell’energia alla condivisione territoriale del valore generato dalle fonti rinnovabili.

Non soltanto fotovoltaico

Un’altra direttrice sulla quale stiamo lavorando riguarda la diversificazione delle fonti e delle tecnologie.

Abbiamo avviato concrete interlocuzioni con Your Free Energy, realtà impegnata nel settore del mini e micro eolico, per la realizzazione in Sardegna di un primo progetto pilota, concepito fin dall’origine come esperienza da verificare sul campo e successivamente replicare all’interno della nostra rete.

Questa iniziativa presenta inoltre una caratteristica per noi particolarmente interessante: il rapporto è nato anche all’interno della rete SardexPay, il circuito di credito commerciale e moneta complementare nato in Sardegna e operativo da oltre quindici anni, oggi presente in larga parte del territorio nazionale.

Questo ci porta a ragionare su un’ulteriore possibile evoluzione: affiancare alla comunità energetica una comunità economica, cercando di fare in modo che una quota crescente degli investimenti, delle forniture e dei servizi necessari allo sviluppo delle FER venga generata e scambiata all’interno delle reti territoriali di imprese.

Idroelettrico e fotovoltaico flottante

Anche l’idroelettrico è entrato nel nostro campo di interesse.

Abbiamo avuto interlocuzioni con ENAS – Ente Acque della Sardegna per valutare l’inserimento all’interno di una CER di un impianto idroelettrico di potenza inferiore a 1 MW.

L’interesse dell’esperienza risiede anche nella possibilità di utilizzare le Comunità Energetiche per valorizzare produzioni rinnovabili differenti dal fotovoltaico e metterle in relazione con i consumi locali.

Sul fronte del fotovoltaico flottante, abbiamo invece scelto di sostenere e promuovere un progetto per la possibile realizzazione di un impianto sul lago Omodeo, nato su iniziativa del Sindaco di Sedilo, Comune già aderente alla nostra rete di Comunità Energetiche.

Anche su questa ipotesi abbiamo avuto interlocuzioni informali con ENAS e riteniamo particolarmente interessante approfondire una tecnologia che potrebbe consentire di utilizzare superfici già impegnate da infrastrutture idriche, limitando il ricorso a nuovo suolo e ricercando fin dall’origine un rapporto tra progetto energetico e territorio.

Formazione, nuove professionalità e idrogeno

La transizione energetica non può però essere realizzata soltanto attraverso gli impianti: occorrono competenze e nuove professionalità.

Per questa ragione l’Associazione Elettrica Sarda è socio fondatore dell’ITS Sardegna Energy Academy, impegnato nella formazione di tecnici specializzati nel settore delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo.

Intendiamo partecipare attivamente a questo percorso mettendo progressivamente a disposizione degli studenti la nostra rete di CER, gli impianti e i progetti sui quali stiamo lavorando, affinché la formazione possa confrontarsi anche con problematiche e casi reali.

In questo contesto guardiamo con interesse anche all’idrogeno verde, soprattutto laddove possa rappresentare uno strumento per valorizzare la produzione rinnovabile e contribuire alla decarbonizzazione di attività difficilmente elettrificabili.

Il nostro approccio è volutamente pragmatico: costruire prima le competenze, individuare successivamente casi d’uso reali e quindi sviluppare progetti pilota, possibilmente coinvolgendo fin dall’origine soggetti interessati all’utilizzo dell’idrogeno prodotto.

Mobilità elettrica

Un ulteriore fronte sul quale stiamo iniziando a lavorare è quello della mobilità elettrica, che consideriamo uno degli sbocchi naturali dell’evoluzione delle Comunità Energetiche.

Stiamo valutando una possibile partnership con RomagnaBike, partendo dall’esperienza sviluppata da questa realtà e dalla possibilità di studiarne l’adattamento e la replicabilità in Sardegna, mettendo in relazione mobilità sostenibile, produzione rinnovabile distribuita e Comunità Energetiche.

Parallelamente guardiamo con interesse al mondo dei quadricicli elettrici, che potrebbe rappresentare una soluzione particolarmente adatta alla mobilità locale, ai piccoli e medi centri e agli spostamenti quotidiani di breve percorrenza.

Anche qui il principio è lo stesso: non limitarci a produrre e condividere virtualmente energia rinnovabile, ma contribuire progressivamente alla nascita di nuovi utilizzi locali dell’energia prodotta dalle comunità.

La dimensione sociale

Tutto questo non ci ha fatto dimenticare quella che consideriamo una delle ragioni fondamentali dell’esistenza stessa di una Comunità Energetica: la sua funzione sociale.

Per noi la condivisione dell’energia deve tradursi anche in condivisione del valore prodotto.

Per questo, pur essendo ancora nella fase iniziale di crescita della rete, abbiamo già scelto di sostenere economicamente tre realtà del mondo non profit: una cooperativa sociale impegnata in un progetto rivolto a persone con disturbi dello spettro autistico; un’associazione che sostiene bambini affetti da malattie rare e le loro famiglie; un’associazione impegnata sui temi dell’accessibilità e dell’abbattimento delle barriere che impediscono alle persone con disabilità la piena fruizione dei luoghi.

Sono interventi ancora contenuti rispetto alle potenzialità future della nostra rete, ma per noi hanno un significato preciso: una Comunità Energetica deve produrre non soltanto energia e benefici economici, ma anche valore sociale.

La crescita delle CER dovrà consentirci di rafforzare progressivamente questa componente, facendo della transizione energetica anche uno strumento di solidarietà e coesione territoriale.

Una rete di relazioni e competenze

In questi anni l’Associazione ha sviluppato un dialogo costante con il Dipartimento di Ingegneria Elettrica ed Elettronica dell’Università di Cagliari e ha avuto, direttamente o indirettamente, occasioni di collaborazione, confronto o interlocuzione con il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino, IFEC – Italian Forum of Energy Communities, FREE  e Legambiente, oltre che con amministrazioni pubbliche, imprese, professionisti e operatori della filiera energetica.

Queste relazioni sono per noi particolarmente importanti perché siamo convinti che nessun soggetto possa affrontare autonomamente la complessità della transizione energetica.

Dalla Comunità Energetica all’ecosistema energetico territoriale

La nostra esperienza ci sta quindi portando progressivamente a considerare la Comunità Energetica non come il punto di arrivo della transizione, ma come il punto di partenza.

Le CER ci hanno consentito di costruire una rete di cittadini, imprese, amministrazioni, produttori e competenze. Oggi quella stessa rete può diventare la piattaforma sulla quale sviluppare nuova capacità FER, diversificare le fonti, sperimentare accumulo e nuove tecnologie, formare professionalità, sviluppare mobilità elettrica e creare nuove filiere economiche locali.

In definitiva, la nostra ambizione è contribuire alla costruzione di un vero ecosistema energetico territoriale, nel quale produzione, condivisione, accumulo, innovazione, formazione, mobilità e sviluppo economico e sociale possano progressivamente integrarsi.

Potremmo sintetizzare la filosofia che sta guidando il nostro lavoro in una frase:

la nostra idea di Comunità Energetica parte dall’energia, ma non finisce nell’energia.

La produzione rinnovabile è lo strumento; l’obiettivo è fare in modo che una quota crescente del valore economico, ambientale e sociale generato dalla transizione rimanga nei territori e venga condivisa dalle comunità che li abitano.

È sulla base di questa esperienza, dei risultati già raggiunti ma soprattutto delle sperimentazioni che stiamo portando avanti, che ci farebbe piacere poter partecipare al webinar di settembre di ITALIA SOLARE, portando il caso dell’Associazione Elettrica Sarda come possibile esperienza di best practics nell’ambito delle Comunità Energetiche Rinnovabili.

Saremmo lieti di raccontare non soltanto ciò che ha funzionato, ma anche le difficoltà incontrate, gli errori, le soluzioni adottate e le criticità normative e operative ancora aperte, nella convinzione che la condivisione delle esperienze concrete possa contribuire alla crescita dell’intero sistema italiano delle Comunità Energetiche.

Resto naturalmente a disposizione per un confronto preliminare e per trasmettere eventuale ulteriore documentazione sulle iniziative illustrate.

Ad ulteriore riscontro delle nostre attività è possibile consultare tutto il materiale presente nel nostro sito web https://www.indipendenzaenergetica.com/

 

 

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