Dalla scienza del clima all’indipendenza energetica: perché rinnovabili, efficienza e Comunità Energetiche trasformano un problema globale in una risposta concreta dei territori.
Approfondimento dell’Associazione Elettrica Sarda
Nota editoriale. Questo articolo prende spunto da un’intervista video alla fisica dell’atmosfera e climatologa Serena Giacomin. I concetti dell’intervista sono stati riorganizzati in forma originale e integrati con fonti scientifiche e istituzionali. I dati quantitativi riportati nel testo sono stati verificati sulle fonti indicate in fondo all’articolo. Una trascrizione dell’intervista si trova in fondo all’articolo.
1.Una discussione che deve partire dai fatti
Il cambiamento climatico è spesso presentato come una materia sulla quale esisterebbero ancora due posizioni scientifiche equivalenti. Non è così. Il Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC afferma che le attività umane, principalmente attraverso le emissioni di gas a effetto serra, hanno inequivocabilmente causato il riscaldamento globale. La temperatura media superficiale del pianeta nel periodo 2011-2020 è risultata circa 1,1 °C superiore alla media 1850-1900, ma si sta avviando verso un differenziale di 2,7 °C.
È un punto importante anche per il modo in cui comunichiamo. Mettere sullo stesso piano il consenso scientifico e una posizione che lo nega crea un falso bilanciamento: il pubblico percepisce un’incertezza molto più grande di quella che esiste realmente nella letteratura scientifica. La scienza mantiene sempre il dubbio come metodo, ma il dubbio scientifico non equivale a considerare tutte le ipotesi ugualmente plausibili quando le prove disponibili convergono in una direzione.
La trascrizione dell’intervista a Serena Giacomin da cui prende spunto questo approfondimento insiste proprio su questo passaggio: il problema non è più dimostrare che il clima cambia, ma comprendere la rapidità del cambiamento attuale, le cause e soprattutto cosa possiamo fare per ridurre il rischio e adattarci ai cambiamenti già in atto.
2.La CO2 è naturale. Il problema è quanto ne stiamo aggiungendo
L’anidride carbonica è una componente naturale dell’atmosfera ed è indispensabile al funzionamento del sistema climatico e della biosfera. Il problema non è la sua esistenza, ma l’aumento della concentrazione dovuto alle attività umane. I dati paleoclimatici, ricostruiti anche attraverso carote di ghiaccio, sedimenti e altri indicatori indiretti, permettono di confrontare l’atmosfera attuale con quella del passato.
Prima della rivoluzione industriale la concentrazione atmosferica di CO2 era intorno a 280 parti per milione. Nel luglio 2026 la stazione NOAA di Mauna Loa ha registrato una media mensile di 429,12 ppm. Non è quindi una variazione astratta o soltanto modellistica: è un cambiamento misurato direttamente, che si sovrappone alle ricostruzioni del passato e alla conoscenza fisica dell’effetto serra.
Anche il dato della temperatura richiede precisione. Copernicus indica il 2024 come l’anno più caldo mai registrato e il primo anno solare con temperatura media globale chiaramente superiore di oltre 1,5 °C rispetto al livello preindustriale; il 2025 è stato il terzo più caldo. Questo non significa che il limite di 1,5 °C dell’Accordo di Parigi sia formalmente “saltato” per il solo superamento di un singolo anno: quel limite riguarda una tendenza climatica di lungo periodo. Significa però che ci stiamo avvicinando rapidamente a quella soglia.
3.Dal negazionismo al ritardo: il rischio dell’inattivismo
Negli anni il discorso pubblico è cambiato. È diventato sempre più difficile negare il riscaldamento osservato, così una parte della comunicazione contraria all’azione climatica si è spostata su altre argomentazioni: non dipende dall’uomo, non possiamo farci nulla, la transizione costa troppo, altri Paesi emettono più di noi, le tecnologie non sono pronte.
Questa trasformazione è centrale. Il risultato pratico può essere lo stesso del negazionismo classico: rinviare le decisioni. La trascrizione parla di climate delay e persino di “inattivismo”. È una definizione utile perché sposta l’attenzione dalla discussione astratta alla domanda concreta: quali investimenti, infrastrutture, regole e comportamenti stiamo effettivamente mettendo in campo?
È altrettanto sbagliato il catastrofismo paralizzante. Dire che non c’è più nulla da fare produce impotenza, non azione. Mitigazione e adattamento restano entrambi necessari: ridurre le emissioni limita l’entità del cambiamento futuro; adattare città, territori, reti e attività economiche riduce i danni degli impatti che non possiamo più evitare.
4.La transizione non è una tecnologia: è un sistema
Non esiste una soluzione unica. Mobilità elettrica, efficienza degli edifici, produzione rinnovabile, reti, accumuli, gestione della domanda, tecnologie industriali e nuove forme di partecipazione energetica devono essere considerate come parti dello stesso sistema.
La vera alternativa non è quindi tra “fare la transizione” e “non sostenerne il costo”. L’alternativa è tra una transizione pianificata e una transizione tardiva, più brusca e più costosa. Più si rinviano gli investimenti, più aumenta il rischio di dover intervenire in modo disordinato quando prezzi energetici, vincoli climatici, competitività industriale o sicurezza degli approvvigionamenti impongono comunque il cambiamento.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia fotografa già uno spostamento molto rilevante dei capitali: nel 2025 gli investimenti mondiali nell’energia sono stimati in 3.300 miliardi di dollari, dei quali circa 2.200 miliardi destinati a rinnovabili, nucleare, reti, accumuli, combustibili a basse emissioni, efficienza ed elettrificazione, contro circa 1.100 miliardi destinati a petrolio, gas e carbone. La transizione non è dunque soltanto una politica ambientale: è già una delle grandi direttrici di investimento dell’economia mondiale.
5.Costo o investimento? La domanda decisiva per imprese e territori
Una delle idee più forti dell’intervista è la distinzione tra costo e investimento. Un costo esaurisce la propria utilità nel momento in cui viene sostenuto. Un investimento modifica invece la capacità futura di produrre valore, riduce rischi, migliora l’efficienza o crea nuove opportunità.
Un impianto fotovoltaico, un intervento di efficienza, una rete più intelligente o un sistema di accumulo richiedono capitale, ma possono diminuire l’esposizione alla volatilità dei combustibili, ridurre i consumi, rendere più prevedibili i costi energetici e aumentare la resilienza del sistema. Per un territorio insulare come la Sardegna questa prospettiva assume un valore ancora maggiore: la questione climatica si intreccia con quella dell’autonomia e della sicurezza energetica.
La IEA sottolinea che le transizioni verso energia pulita possono aumentare la sicurezza energetica diversificando le fonti e riducendo la dipendenza dai combustibili importati. Le rinnovabili installate negli ultimi quindici anni hanno già ridotto in modo significativo il fabbisogno potenziale di importazioni fossili in molti Paesi. Anche l’efficienza energetica agisce come una forma di sicurezza: l’energia che non dobbiamo acquistare è energia che non ci espone a shock di prezzo o di approvvigionamento.
6.Europa: gli obiettivi esistono, la questione è come raggiungerli
L’Unione europea ha reso giuridicamente vincolante la neutralità climatica al 2050. La normativa europea prevede almeno il 55% di riduzione netta delle emissioni entro il 2030 rispetto al 1990 e, dal 2026, un obiettivo vincolante del 90% entro il 2040. Questi numeri hanno senso soltanto se vengono tradotti in infrastrutture, capacità produttiva, reti, autorizzazioni, competenze e investimenti.
Per questo la transizione non dovrebbe essere rappresentata soltanto come una successione di divieti. Il tema è industriale prima ancora che comunicativo: chi sviluppa tecnologie, filiere, capacità di generazione, sistemi di accumulo e competenze potrà competere in un’economia sempre più elettrificata. Chi ritarda rischia invece di importare tecnologie, energia e valore aggiunto.
La domanda “perché dobbiamo farlo noi se esistono Cina, India o Stati Uniti?” trascura inoltre due aspetti: le emissioni hanno una dimensione cumulativa e la leadership tecnologica della transizione è già oggetto di competizione economica globale. Ridurre le emissioni e rafforzare l’autonomia energetica non sono due politiche alternative: possono essere due risultati della stessa strategia.
7.Dall’individuo alla collettività: qui entrano le Comunità Energetiche
Il cambiamento delle abitudini personali ha un valore culturale, ma da solo non è sufficiente. La trasformazione energetica richiede una dimensione collettiva. È uno dei passaggi dell’intervista più vicini all’esperienza dell’Associazione Elettrica Sarda: tornare a ragionare come comunità, non soltanto come singoli consumatori.
Le Comunità Energetiche Rinnovabili rendono concreto questo principio. Mettono in relazione chi produce energia rinnovabile e chi la consuma nello stesso territorio, creando un interesse comune intorno alla produzione distribuita e alla condivisione dell’energia. Il cittadino non è più soltanto destinatario di una politica energetica decisa altrove: può diventare parte di un’infrastruttura energetica locale.
Per AES la CER non è soltanto uno strumento incentivante. È una forma organizzativa attraverso la quale famiglie, imprese, Comuni, enti e produttori possono cooperare, ridurre la distanza tra produzione e consumo e trattenere sul territorio una parte maggiore del valore generato dall’energia. È la traduzione operativa di quella “collettività” che nel dibattito climatico viene spesso invocata ma raramente organizzata.
8.La Sardegna può trasformare la transizione in vantaggio competitivo
La Sardegna dispone di una risorsa solare ed eolica rilevante, di territori con caratteristiche molto diverse e di una rete di Comuni, imprese e comunità locali che possono essere protagonisti della trasformazione. Questo potenziale deve però essere accompagnato da un principio semplice: la transizione deve produrre benefici riconoscibili per chi vive e lavora nei territori.
La produzione rinnovabile è necessaria, ma non basta. Occorre aumentare l’autoconsumo, migliorare l’efficienza, sviluppare accumuli, gestire in modo intelligente i carichi e costruire modelli che facciano partecipare cittadini e imprese al valore economico dell’energia. In questa prospettiva le Comunità Energetiche non sono un elemento accessorio: sono uno degli strumenti con cui la transizione può diventare socialmente condivisa.
Il punto non è chiedere alle persone di rinunciare all’energia. È costruire un sistema che utilizzi meglio l’energia, ne produca una quota crescente da fonti rinnovabili e renda i territori meno dipendenti da fonti esterne e da prezzi che non controllano.
Su versante della condivisione l’Associazione Elettrica Sarda ha elaborato il modello SARDOVOLTAICO che prevede la possibilità dei cittadini di partecipare alla realizzazione di impianti FER attraverso l’acquisto di quote e quindi con i relativi diritti sulla rendita.
9.Una transizione da desiderare, non soltanto da subire
Il messaggio conclusivo dell’intervista è forse quello più utile: la transizione non può essere comunicata soltanto attraverso paura e rinuncia. La gravità del cambiamento climatico non deve essere minimizzata, ma nemmeno trasformata in una narrazione paralizzante.
Scienza e tecnologia ci dicono che esistono strumenti per intervenire. Economia e geopolitica ci mostrano che energia, competitività e sicurezza degli approvvigionamenti sono ormai strettamente connesse. La politica deve creare condizioni stabili; imprese, enti locali e cittadini devono poter partecipare alla trasformazione.
Per l’Associazione Elettrica Sarda questo significa passare dalla discussione all’organizzazione concreta: produrre energia rinnovabile, consumarla in modo più efficiente, condividerla, creare comunità e trattenere valore nei territori. La transizione energetica non è soltanto una risposta al cambiamento climatico. È una scelta su quale sistema economico ed energetico vogliamo costruire per la Sardegna dei prossimi decenni.
10.Fonti essenziali
IPCC – AR6 Synthesis Report (2023)
NOAA Global Monitoring Laboratory – Trends in Atmospheric CO2
Copernicus Climate Change Service – Global Climate Highlights 2025
Commissione europea – European Climate Law
International Energy Agency – World Energy Investment 2025
International Energy Agency – Renewables 2025
International Energy Agency – Energy Security
Intervista video a Serena Giacomin su YouTube
Trascrizione integrale revisionata
Intervista a Serena Giacomin – cambiamento climatico, comunicazione e transizione energetica
Nota redazionale. Testo ricavato dalla trascrizione fornita dall’utente e revisionato per leggibilità: sono stati corretti errori evidenti del riconoscimento automatico, punteggiatura, nomi e termini tecnici; sono stati eliminati alcuni intercalari e ripetizioni prive di contenuto. La sequenza degli argomenti e il contenuto sostanziale dell’intervista sono stati mantenuti. I timestamp consentono di ritrovare i passaggi nel video originale. Prima di una ripubblicazione integrale sul sito è opportuno verificare i diritti di riproduzione del contenuto originale.
Perché “il dibattito sul clima” è una trappola
[0:00] In quel dibattito in cui c’è il climatologo o la climatologa e il negazionista o la negazionista, a noi [0:06] piace molto di più ascoltare il negazionista. È più facile, ci toglie uno zainetto dalle spalle. La fusione di [0:13] ghiacci in Groenlandia ha già superato il punto di non ritorno. La corrente termoalina, quindi le correnti oceaniche [0:19] come la corrente del Golfo, eccetera, è un punto di non ritorno. Non l’abbiamo ancora superato, ma è molto [0:25] sensibile. Siamo in un periodo di inattivismo. Magari mi vai a occupare un’autostrada e [0:31] quello che stai facendo è creare il disagio alla mamma che deve andare a prendere il figlio a scuola per poi tornare in ufficio, alla guardia medica [0:38] che deve portare medicinali alle persone che sono a casa e non possono muoversi.
[0:47] Secondo me c’è sempre un una difficoltà enorme quando si parla di clima che è [0:53] quella di capire che in realtà non c’è un dibattito. Cioè io penso che il clima sia una delle cose dove c’è più consenso [0:59] scientifico di tutte. Forse la forza di gravità al massimo ci va sopra, però in qualche modo si è creata [1:05] una situazione dove c’è l’impressione che ci siano due campane, una che dice [1:11] “Sì, è completamente quasi il 100% responsabilità delle attività umane [1:16] quello che sta succedendo al nostro pianeta e l’altra invece no”. Ma si chiama false balance, no? falso [1:22] bilanciamento, questa percezione che abbiamo di un tema ancora sottoposto a dibattito, soprattutto perché spesso il [1:30] tema del cambiamento climatico viene proposto anche nei media con il climatologo o la climatologa e il [1:38] negazionista e quindi ovviamente chi per esempio guarda da casa una trasmissione in cui gli interlocutori sono questi [1:44] due, la prima cosa che pensa tutto sommato anche è ragionevole a non [1:51] sono d’accordo neanche anche loro, se entrambe le persone vengono presentate come due persone preparate dal punto di
[1:58] vista scientifico e quindi titolate a parlare, ad esempio, in una trasmissione televisiva, [2:03] ovviamente si ha questa percezione di falso bilanciamento, ovvero del fatto che ci sia ancora un 50 e50, quando come [2:10] sappiamo bene tutti in realtà e come hai appena detto tu il dibattito scientifico [2:16] da questo punto di vista non esiste, ovvero soprattutto sulla correlazione, quindi il legame il rapporto causa [2:22] effetto tra emissioni di gas serra, emissioni di gas serra e aumento delle [2:27] temperature dell’atmosfera terrestre, tanto che nell’ultimo report dell’IPCC, il [2:32] pannello intergovernativo sui cambiamenti climatici è stato utilizzato il termine inequivocabile per descrivere [2:40] questa correlazione che, come ben sai, in un testo scientifico è davvero inusuale trovare la parola basta. Sì, [2:46] una parola che si tende a non utilizzare perché ovviamente non hai mai il 100% di possibilità su Sì, perché la scienza non si alimenta di [2:52] certezze, anzi si alimenta del dubbio, però deve essere un dubbio ragionato, deve essere un dubbio portato avanti con [2:59] metodo scientifico. Sì, un dubbio sano, tu dici deve essere, però allora cioè io non riesco davvero a
[3:04] capire come mai. Poi in realtà anch’io mi scontro tantissimo con questo mondo, no? In tutti gli ambiti scientifici alla fine c’è sempre [3:11] la parte del complottismo, del negazionismo. Ah, sulla Luna non so se ci siamo stati, quella foto, quella cosa [3:17] non mi convince e nel clima però, appunto, c’è un ci sono tantissime [3:23] evidenze ormai, come dici tu, inequivocabilmente siamo noi i responsabili di quello che sta succedendo. Allo stesso tempo però non
Climate delay e “mercato del dubbio”
[3:30] riesce ad arrivare questa cosa alle persone, ad alcune persone naturalmente, [3:36] e anche quando si cerca di comunicare questa cosa qua, comunque c’è una certa [3:42] resistenza. Ma credo che i fattori siano diversi, [3:47] nel senso che il motivo per cui c’è questo delay, questo ritardo che viene tecnicamente definito climat delay, [3:55] risiede innanzitutto sul fatto che la comunicazione del cambiamento climatico nell’ultimo mezzo secolo è stata portata [4:00] avanti in maniera sommaria e spesso e volentieri maldestra e se vogliamo [4:06] anche scorretta, proprio nel senso che [4:12] questa consapevolezza, questa, diciamo, percorso verso una piena consapevolezza del tema e quindi anche del problema [4:19] è stata ritardata consapevolmente disseminando il dubbio e quindi [4:26] proponendo sempre questo tema in maniera fumosa, offuscando dati [4:32] scientifici e verità scientifiche. E questo perché il tema del riscaldamento globale è un tema che contrasta con [4:41] molti sistemi economici estremamente [4:47] importanti. Ovviamente non è un segreto per nessuno il fatto che siano i combustibili fossili ad essere i [4:53] responsabili del processo di riscaldamento atmosferico, perché quando noi mettiamo dei gas serra in atmosfera,
[5:01] queste molecole tendono proprio a interagire con la radiazione elettromagnetica, in particolar modo con [5:06] l’infrarosso, andando ad aumentare quello che è il calore presente in atmosfera e ovviamente anche nel [5:13] momento in cui si conosceva molto bene questa correlazione che è studiata dalla [5:18] scienza ormai da più di un secolo. questa consapevolezza, questa [5:25] verità scientifica è stata continuamente inquinata e disseminando, come abbiamo [5:31] detto prima, il dubbio, proprio per rallentare quella che è la reazione. [5:37] Sì, anche la transizione, diciamo, da un modello economico che si basa sui combustibili fossili fino a utilizzare magari del rinnovabile o altre cose. [5:44] Questo dici? Sì, si chiama proprio mercato del dubbio. Ci sono diversi libri che parlano di questo meccanismo e [5:50] tra l’altro non è un mercato che riguarda solo il cambiamento climatico. No, no, certo.
[5:55] Per esempio, mi viene come importante esempio la lotta contro il fumo. anche [6:01] nel momento in cui si sapeva che fumare fa male alla salute, si è [6:08] accentuato, alimentato questo mercato del dubbio in maniera tale che in realtà [6:13] le grandi multinazionali legate al commercio del tabacco potessero continuare. Sì, mi sordo male. l’epoca [6:19] addirittura si pagarono degli scienziati da parte delle multinazionali per produrre delle ricerche scientifiche, [6:25] dei risultati scientifici, diciamo, un po’ che appunto spargevano del dubbio [6:30] per inquinare un pochino tutta la narrazione del fumo quello che è avvenuto anche in relazione alla [6:38] narrazione del cambiamento climatico, perché comunque ci sono diversi studi nel passato che hanno evidenziato [6:47] questa effetto dei gas serra in atmosfera in termini di riscaldamento atmosferico, ma tutti questi studi sono stati in [6:54] qualche modo insabbiati o inquinati, come dicevamo prima, in maniera tale che [7:02] la consapevolezza e quindi tutte le reazioni e le strategie di mitigazione che [7:07] ne sarebbero conseguite subissero un pesante ritardo, tant’è che siamo nel 2025 e ancora ne stiamo parlando, quindi
[7:14] direi che hanno funzionato. Adesso ti bella questa cosa che hai detto. Prima però ti vorrei ti vorrei presentare perché siamo partiti subito
Chi è Serena Giacomin
[7:20] subito in quarta, sennò senò ci perdiamo. Serena Giacomin è passata a trovarci. Benvenuta. [7:26] Grazie Vittorio. Ci racconti un po’ chi sei, cosa fai, perché sei qua? Sì, io sono una fisica [7:31] con specializzazione in fisica dell’atmosfera, meteorologia e climatologia, quindi mi occupo in realtà [7:37] di queste due materie che spesso vengono confuse tra di loro. Meteorologia e climatologia hanno tanti aspetti in [7:44] comune, però altrettante differenze, quindi rispondono a domande che sono diverse. e sono la direttrice [7:50] scientifica dell’Italian Clima Network. è un’associazione che si occupa proprio di reazione alla crisi climatica [7:57] nella maniera più propositiva possibile, quindi con dei progetti nelle scuole oppure facendo advocacy che vuol dire [8:04] sostegno, spinta, pressione verso le rappresentanze e i decisori che nella [8:10] loro realtà possono magari andare ad individuare quelle che sono le politiche, le strategie di adattamento e [8:17] mitigazione proprio per dare uno sguardo verso il futuro in maniera un po’ più costruttiva e positiva.
[8:23] diciamo che fai un lavoro abbastanza complesso dal mio punto di vista, appunto perché ti scontri con tutte queste dinamiche che sono, immagino, [8:30] molto difficili di, diciamo, da affrontare, no, quotidianamente. Ma quella cosa che dicevi prima del [8:35] dell’inquinare, no, un po’ la narrazione del cambiamento climatico succede ancora oggi o meno? Allora, succede in modo [8:42] diverso, nel senso che quello che abbiamo osservato è proprio una [8:47] transizione anche del negazionismo, nel senso che prima banalmente si negava [8:53] quello che è il processo di riscaldamento dell’atmosfera. Questo adesso è difficile farlo, anche [8:59] perché i dati sono inequivocabili. quello che è il processo di riscaldamento dell’atmosfera, tra l’altro sono dati registrati, non [9:04] previsti, per cui nel momento in cui si va ad analizzare l’andamento dal 1880 [9:10] a fino ai giorni nostri, non si può dire che l’atmosfera non stia subendo anche un’accelerazione in termini di [9:15] riscaldamento, per cui la narrazione del negazionismo è cambiata inevitabilmente. Certo. è cambiata e ha iniziato a [9:24] affermare che in realtà non è colpa dell’uomo, non sono le emissioni di
[9:30] CO2 antropiche, quindi dovute alle attività umane, quindi alla combustione di combustibili fossili. Parliamo di [9:37] petrolio, gas naturale e carbone, ma è la naturalità del clima. M [9:43] una delle frasi che si sente dire più spesso nel momento in cui si vuole o negare o minimizzare il riscaldamento [9:52] dell’atmosfera è “Ma il clima è sempre cambiato sulla Terra”. È vero, questa è una frase che si sente sempre. Prima è [9:57] sempre cambiato, quindi è normale che lo faccia anche adesso. La risposta è che non c’è non esiste un climatologo, una [10:03] climatologa capace di dire il contrario, perché è vero, il clima sulla Terra è sempre cambiato, ma il problema [10:10] è la rapidità con cui sta cambiando adesso e anche se vogliamo il motivo, nel senso che se si vogliono trovare [10:17] delle soluzioni bisogna individuare bene l’ostacolo per poi riuscire a superarlo. L’ostacolo l’abbiamo individuato molto [10:23] bene, è questa forse la cosa che stupisce, cioè perché anche a livello scientifico e se vogliamo anche a [10:29] livello tecnologico noi abbiamo tutti questi strumenti in mano, ma non riusciamo a trasformarlo in soluzioni.
[10:35] Dovremmo desiderarlo un po’ un po’ tutto. Ma questo tutti questi dati, no? tu spesso un’altra cosa che secondo me si [10:42] fa fatica a capire è io analizzo il la storia del pianeta e verifico che negli [10:50] ultimi 50-60 anni c’è proprio un picco, no, nelle varie curve di temperatura [10:55] media, di particelle per milione, di CO2 nell’atmosfera, eccetera. c’è un picco che sicuramente è molto anomano [11:02] e ovviamente coincide con l’incremento delle attività umane. Benissimo, ma la domanda può essere anche come faccio io
Paleoclimatologia: come conosciamo il passato
[11:08] a sapere tutto quello che è successo prima, no? Cioè come faccio ad avere dei dati magari di decine di migliaia, se [11:13] non milioni di anni della Terra ed effettivamente essere sicuro che questo cambiamento non sia mai avvenuto in [11:18] maniera così ripida, così evidente e che quindi di conseguenza siano gli umani responsabili? Ma è una domanda [11:24] assolutamente lecita, ma forse conosciamo troppo poco una materia estremamente importante che si chiama [11:31] paleoclimatologia, che è capace di raccogliere dati nel lontanissimo passato e lo fa con i cosiddetti data [11:38] proxy, quindi quei dati che magari non sono come quelli che siamo abituati a leggere nel momento in cui vogliamo [11:45] sapere qualcosa della nostra atmosfera, quindi può essere un termometro, un barometro, un igrometro, ma lo fa [11:51] raccogliendo degli altri indizi tramite le sezioni degli alberi, la presenza di [11:56] pollini, le famosissime carote di ghiaccio che comunque riescono a raccontarci qualcosa del clima fino a [12:03] centinaia. Cosa sono queste? e raccontam bene che io ne ho sempre sentito parlare, ma non ci sono dei progetti che sono dei
[12:09] progetti davvero importanti e che prevedono proprio il fatto di [12:15] di trivellare il ghiaccio in profondità anche di chilometri e di [12:21] raccogliere quindi dati relativi al lontano passato, proprio perché il ghiaccio è come se fosse un archivio [12:28] storico di quelle che erano esatto anche le componenti atmosferiche tra cui [12:34] ovviamente ente, insomma, le vari tipi di particelle, nonché la presenza [12:41] anche in atmosfera di CO2. ovviamente è una collezione di dati, ce [12:47] lo dobbiamo immaginare così che è in grado di mappare il l’andamento su [12:53] scala globale fino al lontano passato. ma la cosa forse interessante è che [12:58] noi abbiamo i modelli climatici che vanno avanti nel futuro, ma vanno anche [13:03] indietro nel passato e quindi ci aiutano a ricostruire [13:08] un po’ come se fosse una specie di puzzle, mettendo insieme tutti gli elementi quella che è la storia del [13:16] nostro pianeta e confrontandola magari con prove che raccogliamo anche dal carotaggio eccetera, possiamo capire se anche i [13:23] modelli hanno senso, se funzionano. Mettendo tutto insieme si riesce a andare a ricostruire in maniera rigorosa
[13:30] quello che è stato l’andamento, per esempio, della CO2 in atmosfera e si [13:35] vede che ovviamente si sa che la CO2 è presente naturalmente in atmosfera e [13:41] meno male che è così, perché se non ci fosse la CO2 la temperatura media dell’atmosfera terrestre sarebbe intorno [13:48] ai -1°, quindi non saremmo qui a parlarne. Il nostro pianeta è abituato a
Perchè la CO2 è un problema
[13:53] vivere con delle fluttuazioni anche importanti di CO2, però con una concentrazione massima intorno ai [13:59] 280-300 parti per milione. Il problema è che adesso siamo arrivati a 420 parti [14:04] per milione e quindi anche in questo caso non è la presenza di CO2 la cosa [14:09] preoccupante, ma è la concentrazione. Se noi continuiamo a immettere in atmosfera [14:15] quei gas che hanno proprio questa capacità di far aumentare la temperatura atmosferica terrestre, quello che ci [14:22] dobbiamo aspettare è una maggiore energia in atmosfera e quindi anche un clima che è più difficile da sopportare. [14:29] Ma secondo te perché c’è questa? Cioè, nel senso io ho molto l’impressione che la narrazione di “Non [14:36] siamo sicuri che sia l’uomo” le persone la accettano, perché in questo modo è come dire io mi tolgo dal problema. Cioè [14:43] io non posso fare niente per risolverlo, forse perché il problema è troppo grande per noi. Cioè questa è la reazione che [14:48] mi viene da pensare. Qui torniamo quasi alla parte iniziale, no? Tu all’inizio giustamente mi hai [14:54] detto come mai, nonostante ci sia un consenso e nonostante tutta questa,
[14:59] diciamo, letteratura scientifica a disposizione, siamo ancora qui a parlarne. Da una parte c’è quel mercato [15:06] del dubbio che ha in qualche ci ha come collettività globale allontanata da una vera presa di coscienza. poi la [15:14] consapevolezza è necessaria, ma non sufficiente, nel senso che da quella poi mh dovrebbe partire tutta la [15:20] insomma le strategie di adattamento e mitigazione. Quindi da una parte c’è stato questo inquinamento del dibattito [15:26] scientifico, dall’altra e che è un aspetto molto importante, secondo me, da [15:32] assolutamente non sottovalutare, è il nostro rapporto anche dal punto di vista emotivo e psicologico che abbiamo come [15:39] un con un tema come il cambiamento climatico. va ad alimentare un senso di colpa che [15:45] non ci piace per niente. Per cui in quel dibattito in cui c’è il climatologo o la [15:50] climatologa e il negazionista o la negazionista, a noi piace molto di più ascoltare il negazionista o la nezista.
[15:57] È più facile. È più facile. Ci toglie uno zainetto dalle spalle, ci dice che tutto sommato [16:03] non è colpa nostra. ci mette certamente di fronte a un’imprevedibilità maggiore, perché [16:09] tutto sommato noi dovremmo essere in grado di dire benissimo, se conosciamo [16:14] chi è la causa del problema, abbiamo già metà della soluzione, no? certo, ovvio. Sì, sì, sì. Invece se la colpa non è nostra non ci [16:21] possiamo fare niente. Quindi bisognerebbe riuscire a vedere il bicchiere mezzo pieno e invece preferiamo non sentire il peso del senso [16:29] di colpa sulle nostre spalle. Poi c’è anche tutto un tema legato alle persone che sono autorevoli e che spesso [16:36] diciamo seguono un po’ la corrente negazionista. Cioè questa è una cosa che succede in tutti i campi della [16:41] scienza, no? in Italia abbiamo il nostro professor Zichichi, ne abbiamo tantissimi altri che comunque hanno preso una [16:47] deriva negazionista abbastanza importante e che però sono un cavallo di battaglia per chi vuole sostenere queste [16:53] tesi, perché hai visto lo dice anche la persona esperta, la persona competente, il professorone.
[16:58] Probabilmente anche mia madre si fida più di Zichichi che di questa [17:04] salutiamo la mamma e è questa la cosa, nel senso che hanno un’autorevolezza sicuramente importante, anche perché [17:10] sono riconosciuti, è da tanto tempo che quindi nel momento in cui loro affermano un qualcosa che in realtà va contro [17:17] quello che la scienza a livello internazionale riesce a dire ad oggi, è un problema enorme, no? [17:24] Com’è? c’è un modo per, tra virgolette difendersi da queste da questi [17:30] preconcetti? Cioè io persona, cioè mettiti sempre secondo me nell’ordine dell’ide che io sono una persona magari [17:35] qualsiasi, sto guardando il talk show di turno, o non lo so, qualsiasi programma [17:40] e ho da una parte un professore e dall’altra una persona magari meno autorevole sulla carta, cioè con meno [17:46] credenziali, però io devo analizzare quello che viene detto e le prove che vengono portate. Come faccio, secondo [17:51] te, a difendermi da questi meccanismi di autorità? Ma io credo che dal divano di casa, onestamente, te lo dico con [17:58] franchezza, sia veramente complicato. Allora, sia è un fattore culturale, cioè m parlando in maniera estremamente
[18:04] onesta, se in televisione vedi me che parlo del report dell’IPCC, quindi non è [18:09] che dico cose che sostiene Serena Giacomin, ok? porto avanti quello che è appena stato pubblicato da la rassegna [18:16] scientifica più accreditata e rigorosa che abbiamo a disposizione sulle scienze climatiche e sulle strategie di [18:22] adattamento e mitigazione. Ok? Quindi non farina del sacco mia, ma in qualcosa [18:28] che la scienza è riuscita a produrre e a pubblicare. Dall’altra parte vedi un professore universitario che dice che [18:35] quel report lì non è rappresentativo di quello che la scienza in realtà [18:40] sostiene sul cambiamento climatico. chi è seduto a casa. Prima di tutto c’è un [18:46] gap per di percezione enorme per il fatto che magari io sono più giovane, [18:52] l’altro è più esperto e più anziano. Non dimenticherei il fatto che io sono donna [18:58] e l’altro è uomo. e non lo dico con un senso di vittimismo, [19:04] semplicemente è una realtà. E è il motivo per cui lo [19:10] dico è che anche in questo caso avere bene a fuoco il problema ci aiuta in un [19:16] qualche modo a laddove ci siano individuare le soluzioni.
[19:21] Io credo che oltre alla transizione ecologica energetica, noi abbiamo molto bisogno di una transizione culturale. [19:30] perpiamo che ci sono dei problemi e noi in maniera instancabile cerchiamo di fare [19:36] quello che riusciamo a fare, possiamo fare per magari andare a equilibrare [19:43] laddove ci sono dei disequilibri e aiutare la scienza a entrare nelle casi [19:49] di tutti in maniera il più possibile corretta e rigorosa. Dal punto di vista della comunicazione su tutti i media, io [19:55] credo che una parte importante la debbano fare i professionisti della [20:01] comunicazione a partire dai giornalisti, ma anche i divulgatori di vario di vario [20:06] genere, riuscendo a comprendere che la scienza non sempre si rispetta nel [20:12] momento in cui si dà voce a tutti quanti. Certo. Sì, sì, assolutamente. Però si
Catastrofismo vs negazionismo
[20:18] parla spesso anche di, cioè un’altra cosa, ecco, un altro tema interessante è [20:24] da una parte si cerca di comunicare la scienza, dall’altra c’è il negazionismo [20:30] e io spesso trovo due estremi anche di queste due fazioni che sono proprio gli [20:36] estremismi più forti perché da un lato c’è il catastrofismo, no? Cioè, siamo in [20:42] ritardo, non ce la faremo mai, stiamo per morire tutti che addirittura dato vita a dei nuovi sentimenti che hanno [20:49] dato che hanno preso dei nomi nuovi come l’ecoansia. E dall’altro poi c’è invece il negazionismo [20:55] estremo. Ecco, io credo che queste due cose siano entrambe sbagliate perché non è vero che stiamo per morire tutti, [21:02] non è vero che non abbiamo assolutamente nessuna colpa, anzi c’è una via di [21:08] mezzo, secondo me, che è quella che dovremmo forse cercare, perché se noi riusciamo a comunicare, come dicevi [21:14] prima, in maniera neutra, è chiaro che è meno attraente perché è meno polarizzante, no? Però allo stesso tempo [21:20] ci può dire, guardate, la situazione questa è importante, è seria, però [21:25] possiamo fare qualcosa, abbiamo delle tecnologie per fare qualcosa. Oggi siamo in un momento dove possiamo influenzare
[21:31] il nostro clima, dove possiamo cambiare realmente le sorti nostre del pianeta, [21:36] possiamo dire così, no? ci racconti un po’ qual è davvero la situazione, cioè a che punto siamo, cosa [21:43] stiamo facendo, cosa possiamo fare come Europa, come Occidente e come sistema [21:48] pianeta per contrastare tutto questo, cioè cerchiamo di fare una panoramica chiara perché questo è importantissimo secondo me. Ah, dalla tua domanda emerge [21:56] molto chiaramente quanto sia difficile, complicato, no, fare [22:02] comunicazione sul tema del cambiamento climatico, del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici. [22:08] io credo che la cosa più importante in da questo punto di vista sia avere un obiettivo, cioè bisognerebbe chiedersi [22:15] qual è l’obiettivo per cui tu fai comunicazione. Quindi, tolto il macrotema che al negazionista una volta [22:21] riconosciuto non dovresti dare spazio. Ok, questo è un macro problema, possiamo [22:27] dirlo così. Poi abbiamo una serie di micro problemi da risolvere Certo e [22:32] si riescono a risolvere nel momento in cui si ha ben chiaro l’obiettivo. L’obiettivo deve essere quello di
[22:39] innescare una reazione propositiva verso il cambiamento, credo, no? Certo, potremmo definirlo come obiettivo quello [22:45] più importante, quindi non deve essere quello di fare, come si chiama? Click clickbait, insomma, di fare click, non [22:52] deve essere quello di fare sensazionalismo, non deve essere quello di continuare a creare un senso di [22:58] minaccia. l’obiettivo deve essere quello di innescare una reazione propositiva. Sì, perché è quello poi che si [23:03] percepisce, no? Cioè lo scienziato mi sta dicendo che io sono sbagliato, che devo cambiare, che se non cambio sono [23:09] cattivo. E seguendo questo principio, poi alla fine la modalità con cui tu comunichi il tema inevitabilmente [23:16] cambia, soprattutto perché ti rendi conto, ma qui c’è una letteratura scientifica, nel senso che più orientata [23:22] su sociologia e psicologia. Quindi usciamo fuori un attimo dal mio ambito, però ho fatto delle letture su questo, [23:28] anche per capire quando tu parli di cambiamento climatico, di fenomeni meteorologici [23:34] intensi, estremi, insomma, altamente impattanti, che cosa succede nella testa delle persone? e si innalzano una
[23:41] serie di barriere psicologiche fino ad arrivare al negazionismo, nel senso che noi abbiamo i negazionisti [23:47] professionisti che sono quelli che poi pubblicano i libri sulla CO2 Fa Bene. Sì. Che sono quelli, io li chiamo i [23:52] negazionisti cattivi che sono quelli in malafede fondamentalmente. Sì. Che Sì, sì. che poi sono anche abituati alle telecamere, che vengono [23:58] invitati spesso eccetera. Ok. E poi ci sono i negazionisti che per timore, per paura, nel senso che [24:04] riconoscono il tema dell’estremizzazione climatica come altamente minacciosa, anche perché la maggior parte delle [24:10] volte il tema del cambiamento climatico, c’è anche uno studio che dice più del 70% delle volte in cui si parla di [24:16] cambiamento climatico, lo si fa in modo minaccioso con il senso di minaccia. Sì, vero, vero.
[24:21] Questa questo senso di minaccia in realtà, allora da un certo punto di vista alcune volte le notizie relative [24:28] al cambiamento climatico le troviamo dissonanti, non le riconosciamo, non fanno parte della nostra quotidianità. [24:34] i ghiacci che fondono, l’artico che insomma è messo come messo, gli orsi [24:40] polari bianchi che sono magri e non riescono a cacciare perché hanno gli ecosistemi. Noi entriamo in ansia, ci [24:46] dispiace e ma anche le isole chiatiche vanno sott’acqua, noi le vediamo, ma è [24:52] troppo distante, quindi c’è quella barriera psicologica della distanza sia nel tempo che nello spazio, per cui non [24:58] riusciamo a fare nostro problema. Poi c’è la barriera psicologica dell’identità. Questa è ancora più subdola, cioè c’è Greta Thunberg.
[25:06] Se Greta Thunberg ci sta simpatica, noi ci leghiamo al tema del cambiamento climatico. Se ci sta antipatica [25:12] lo allontaniamo. Lo allontaniamo. Quindi praticamente il focus non è più sul tema, ma è sulla [25:17] persona che certamente può avere Greta Thunberg comunque ha un’influenza. ha un’influenza e ha [25:24] alzato enormemente l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema del cambiamento climatico. Questo è un dato [25:29] oggettivo. Certo. dall’altra parte però bisogna stare attenti perché poi il tema non è più cambi dai in mano a una [25:36] persona il simbolo di una lotta che non deve essere personale, di un tema del come il cambiamento climatico che è complesso nel senso che [25:43] molto fattoriale es sistemico e non c’è una persona che può [25:49] ergersi a cavaliere di questo, cioè portatore del rischioso. è rischioso, [25:54] estremamente rischioso perché si rischia di non riuscire a mettere a fuoco poi anche [26:01] la complessità del tema e le varie necessità che si devono affrontare per [26:08] provare a superarlo, no? Come problema secondo me siamo un po’ arrivati anche a questa cosa qua, no? Perché [26:13] effettivamente quello che è successo, no? C’è chi detesta la Greta Thunberg di turno, c’è chi la segue a spada tratta.
[26:20] Sì, si è polarizzata la situazione. Si è un po’ divisa la situazione e poi, cioè, detto onestamente, dopo finisci anche [26:27] per andare a vedere che il programma dei vari Fridays for Future vuole lottare per la lotta al cambiamento climatico, [26:33] però rifiuta per esempio il nucleare che, come tu sai anche all’interno dei rapporti IPCC è inserito in diversi [26:38] scenari per una transizione verso il Net Zero 2050, già. Quindi c’è anche e [26:44] c’è anche un po’ di ideologia all’interno degli stessi attivisti, diciamo così. In realtà quello che hai [26:49] appena detto tu va a dimostrare proprio il fatto che poi dopo il Friday for Future con tutto che magari prende delle [26:55] posizioni che possono essere in contrasto con quella che è la nostra idea, no, di strategia di mitigazione, [27:02] ma diventano la rappresentanza del tema della mitigazione rispetto al cambiamento climatico e questa cosa non [27:08] va bene, nel senso che poi dopo loro diventano magari nella nostra testa, non dico [27:14] in generale, ma la bandiera di una necessità, chiamiamola così. così e [27:19] questo è estremamente pericoloso perché difatti la situazione attualmente è molto polarizzata tra chi lotta in
[27:26] maniera decisa, se vogliamo, in qualche modo dirompente, magari alcune volte anche in un modo che non ci piace, [27:34] sul tema del cambiamento climatico e chi non ne vuole più sentir parlare sostanzialmente, perché è un tema [27:41] difficile, un tema che stanca, è un tema che spesso viene narrato anche in [27:46] maniera abbastanza che [27:51] che costa la transizione costa, insomma, non sono Sì. Poi c’è sempre questa prendo [27:59] raccolgo informazioni dai commenti del mio canale di YouTube che ovviamente non sono assolutamente rappresentativi della [28:04] popolazione, però secondo me ci danno degli spunti interessanti. Ci vogliono [28:10] vendere una propaganda green, no? per acquistare il veicolo elettrico, per evitare di consumare, per stare sempre [28:19] di meno, per controllarci sempre di più. C’è c’è questa idea, no, in una certa parte di popolazione, secondo te? M [28:25] Beh, direi assolutamente sì, nel senso che è così che viene presentata oggi [28:30] la transizione ecologica e quindi dici che il problema è a monte, la presentazione è sbagliata. Beh, at [28:37] dal punto di vista politico mi sembra che la transizione non venga presentata come un qualcosa di
[28:44] possibilmente evolutivo anche dal punto di vista di sistema socioeconomico, ma come un qualcosa che costa o che [28:51] addirittura mette in ginocchio quello che è il nostro sistema produttivo. E però forse bisognerebbe tornare un po’ [28:57] al concetto di transizione con tutto che è decenni che se ne parla. Quindi il [29:03] problema è la transizione o il fatto che non si sia ancora fatta? Il problema è la transizione o il fatto che non si sia [29:09] non si non siamo capaci di portarla avanti in maniera ordinata o disordinata. Allora, non sono report di
I costi della transizione
[29:15] Greenpeace o di una qualsiasi associazione ambientalista, ho detto Greenpeace perché è la prima che mi è venuta in mente, ma sono report della [29:22] Banca Centrale Europea piuttosto che della Banca Mondiale che va ad [29:28] analizzare in un’ottica di analisi e gestione del rischio, perché questo è un qualcosa che fanno sistematicamente, [29:36] quanto costa il cambiamento climatico e quanto costa la transizione, ma non [29:41] non c’è un unico scenario. Quanto costa la transizione se fatta in maniera ordinata o quanto costa la transizione [29:47] se fatta in maniera disordinata? Cosa vuol dire ordinata o disordinata? Ordinata vuol dire che dovevamo partire [29:54] insomma 10 20 anni fa e guidare una transizione giusta. Quindi andando a [30:00] lavorare, quando si parla di strategia non c’è ovviamente un’unica soluzione, non è l’auto elettrica la soluzione [30:07] a tutto, non è l’efficientamento degli edifici. Poi se tu mi chiedi “Ma è importante l’auto elettrica, io ti posso [30:13] dire sì, ma all’interno di una strategia un sistema, perché l’auto elettrica da sola non può risolvere il problema. È importante il
[30:20] fatto di rendere i nostri edifici più efficienti dal punto di vista energetico. È estremamente importante, è [30:25] importantissimo, ma anche in questo caso all’interno di un sistema fatto di cambiamenti che possono aiutarci appunto [30:32] ad adattarci e a mitigare. Più aspettiamo più la transizione è disordinata e quindi questo vuol dire [30:39] che dal punto di vista economico è più impattante, è più costosa e più impattante. Quando dico impattante vuol [30:44] dire che non solo ci costa di più, ma ovviamente il cambiamento può risultare scioccante. Basti pensare a uno dei [30:52] cavalli di battaglia di chi vuole andare contro la transizione alla questione dei posti di lavoro. Tu più aspetti e più [30:59] questa transizione diventa difficile e violenta perché devi cambiare un sistema [31:04] che è fatto in un determinato modo in un sistema che è fatto in un altro modo. È impossibile, no? però è complesso, per [31:11] cui più aspetti e più questa transizione in realtà risulterà ancora più difficile. Questo è un modo di pensare [31:20] che forse ci potrebbe aiutare a capire che questa transizione dovremmo [31:25] innanzitutto desiderarla tutti quanti e dovremmo capire che ritardare in realtà è un qualcosa che fa male a noi e poi
[31:32] non è retorica, io credo, possa essere considerato comunque un pensiero concreto. il fatto che se non ci [31:39] prendiamo noi la responsabilità di questo cambiamento, la responsabilità se la prenderà qualcuno che viene dopo [31:45] e questo qualcuno che viene dopo inevitabilmente sono i giovanissimi e le generazioni future e quindi questo va a [31:51] ledere un principio fondamentale a cui dovremmo tenere tutti quanti anche come generazione adulta che è il principio di [31:58] equità intergenerazionale, quindi il fatto di lasciare un pianeta o un sistema ricco di opportunità tanto [32:03] quanto quello che abbiamo ricevuto noi, se non migliore sarebbe desiderato. migliore sarebbe ancora meglio.
Europa, USA, Cina: responsabilità storica e strategie
[32:09] E cosa stiamo facendo adesso noi come Italia e come Europa in questo senso o [32:15] cosa non stiamo facendo anche? Allora, il contesto internazionale è evidentemente molto difficile per [32:21] diversi motivi. Uno perché è difficile se noi andiamo ad analizzare [32:26] semplicemente quelle che sono le strategie di adattamento e mitigazione a livello internazionale, sai che vengono [32:32] discusse ampiamente durante le conferenze delle parti. L’ultima è stata quella di Belém, in Brasile. è difficile [32:40] perché c’è tutto un concetto di responsabilità. Quindi una un’altra delle domande che viene spesso fatta è [32:47] sì, ma noi come Europa perché ci arrabattiamo così tanto nelle politiche di mitigazione, quindi di riduzione [32:53] delle emissioni di gas serra se poi c’è la Cina, ok? O c’è l’India? discorso che ha un senso solo in [33:01] parte, in minima parte, mi viene da dire. Prima di tutto perché in cima alla classifica dei principali emettitori di [33:07] gas serra ci sono ancora gli Stati Uniti, ad esempio, e anche l’Europa. Questo perché la brutta notizia è che la [33:13] CO2 nel momento in cui entra nel ciclo in atmosfera ha una permanenza anche di quasi 100’anni. Quindi noi anche se oggi
[33:20] smettessimo di emettere i gas terra in atmosfera, tutti bravissimi, chiudiamo i rubinetti, basta, ma noi continueremo a [33:27] vivere l’eredità emissiva di quello che è stato fatto in precedenza e Europa e Stati Uniti ancora fanno la parte del [33:33] Leone e non possiamo cancellare questa responsabilità perché l’estremizzazione climatica che stiamo vivendo oggi ha dei [33:40] diretti responsabili e questi responsabili sono i paesi che si sono sviluppati utilizzando soprattutto delle [33:47] politiche economiche basate sui combust combustibili fossili, quindi Europa, Stati Uniti e Europa. Certamente adesso [33:54] la Cina è uno dei principali emettitori, in realtà al primo in classifica se si considera quanto si emette annualmente.
[34:00] Ok, è vero che la Cina però invece se si considera il totale emesso, tipo, sono primi. [34:05] Esatto, il totale se si considera l’accumulato, anche accumulato nel corso dei decenni. è vero che in realtà la [34:11] Cina negli ultimissimi anni ha accelerato tantissimo in transizione energetica e quindi ha delle politiche [34:18] di riduzione delle emissioni di gas in climalteranti e inquinanti. Quindi facciamo questa differenza ha delle [34:25] delle politiche che sono estremamente ambiziose. Ok? l’hanno individuato [34:30] questa come loro priorità, sono molto più veloci di noi, non sempre per buoni motivi, a diciamo mettere in campo [34:37] quelle che sono le decisioni che vengono prese in maniera governativa e quindi stanno veramente cavalcando questa cosa [34:42] **e hanno tutta l’intenzione di diventare i capofila della transizione energetica anche per anzi soprattutto per questioni** [34:50] economiche. Ok? e l’Europa in questo è timida ed è ancora più timida, è [34:56] diventata ancora più timida negli ultimi mesi, negli ultimi anni. Quindi quello che si sta facendo è in parte decelerare [35:03] quelle che erano delle politiche che erano state decise, come il Green Deal, per esempio,
[35:09] in parte decelerare queste politiche in onore sempre di un concetto di just [35:14] transition che vede la necessità di fare una transizione però giusta e quindi meno impattante. Questo però ci fa [35:21] diventare un po’ fanalino di coda di questa transizione oltre a rallentare [35:26] quella che è la nostra necessaria corsa all’indipendenza energetica, per cui da questo punto di [35:33] vista dovremmo un attimo cambiare ritmo e iniziare a vedere la [35:40] transizione andando a sottolineare quelle che sono le possibili opportunità e non solo quelli che sono i cioè i [35:49] lati negativi, diciamo, Dovremmo fare una differenza tra il concetto di investimento e il concetto di costo. [35:54] Ah mh, bella questa cosa. Sì, mi piace molto. Sì, sì, sì. Noi vediamo i costi, ma non riusciamo a intercettare il [36:00] concetto di investimento. Sì, l’investimento che fra magari inizialmente avrà una un flesso nella curva, però poi ci permetterà di salire [36:06] più velocemente. Certo, ma vedi anche questa cosa, cioè del noi se adesso [36:12] smettiamo completamente ancora per decine di anni vedremo gli effetti di quello che abbiamo emesso, cioè questa
[36:18] cosa rischia di sopraffarci, no, proprio nella sua interezza e dire “Cavolo, [36:24] questa cosa è troppo grande”. Cioè io Vittorio che sono oggi a Milano qua seduto con te, che cosa cavolo posso [36:31] fare? Ok, io posso fare il video con te oggi, possiamo parlare di divulgazione, possiamo cercare di dare il servizio [36:37] migliore possibile, però non basta. E quindi cosa possiamo fare noi singoli? [36:43] Cioè, qual è una cosa, un’azione, un’abitudine magari che possiamo prendere? Cioè questo sentimento, no, di [36:49] sopraffazione bisogna superarlo in qualche modo. Sì, come si dice, l’azione lega l’ansia, no? Sì, nel senso che però le azioni [36:56] possono essere tante. Io credo che forse la cosa più importante di tutte è quella di non cambiare una singola [37:03] abitudine, però proprio cambiare il nostro modo di osservare il mondo, no? Noi facciamo molta fatica a [37:12] individuare il concetto di limite, per esempio, quando guardiamo l’atmosfera, partiamo un po’ alla larga, o guardiamo [37:18] l’oceano, noi vediamo l’orizzonte, così come l’atmosfera la vediamo infinita, ci [37:23] sembra un qualcosa che noi possiamo trattare un po’ come vogliamo, che tanto
[37:28] non cambia nulla, stessa cosa per le risorse, quindi dovremmo cercare di cambiare un po’ questo meccanismo [37:34] mentale e da quello poi possono cambiare un po’ le abitudini. Ma alcune volte potrebbe venire anche [37:40] naturale perché abbiamo assunto delle abitudini negli ultimi decenni che se guardate da fuori sono un po’ assurde. A [37:47] me viene in mente il e tipo allora se qualcuno anch’io ci ragiono su queste [37:54] cose, no? Perché ovviamente sono delle domande che spesso mi vengono fatte ma che anch’io nel mio piccolo mi faccio [38:01] nella mia vita quotidiana. Certo. Io forse la cosa più assurda che trovo è il concetto di usa e getta. M [38:07] no, perché tutto quello che è uso e getto è un qualcosa che richiede energia, che richiede risorse e che ha un tempo di utilizzo e consumo che è [38:14] ridottissimo. Tutto quello che è fatto, per esempio, in plastica, capace di resistere per decenni, decenni e [38:19] decenni, noi lo utilizziamo, dopodiché lo buttiamo.
[38:24] per noi l’usa e getta è un’abitudine costante, un’abitudine quotidiana. Una volta, banalmente, ma semplicemente [38:31] chiedendo ai genitori o ai nonni, c’erano tante cose che si riutilizzavano costantemente, no? [38:38] ma Sì, sì. Più va indietro più il riutilizzo, diciamo, aumenta nel tempo, almeno. Ma sì, cioè, ma anche in casa nostra, [38:45] m pensa ai tovaglioli, certo, pensa agli strufinacci, allo scottex, no? Cioè tovagliolo di carta, tovagliolo [38:52] di stoffa, strufinaccio di stoffa, lo Scottex, insomma la carta da cucina, [38:57] quella che si utilizza, la carta assorbente e sotto tanti punti di vista cioè [39:04] sotto tanti aspetti noi possiamo lavorare per ritrovare del valore nella cosa che noi stiamo utilizzando.
[39:10] Ok? Ok. quella non è non è risolutiva del problema, no, perché non è così, però è [39:16] quella transizione culturale, fa parte di quella transizione culturale di cui avremmo bisogno. A parte queste piccole [39:23] cose, poi ti potrei dire, ma le conosciamo tutti, ok, chiudi l’acqua quando ti lavi dentro. Tu parli anche [39:28] di queste cose, cioè di sostenibilità, tratti un po’ anche quest Sì, magari anche che ne so quando sono [39:34] nelle scuole fortunatamente lavoro tanto con per le scuole e quindi quando parli con ragazzi e ragazze o bambini e [39:40] bambine parli anche di questo, con tutto che loro sono molto più pronti al cambiamento di quanto non siamo noi [39:45] adulti. Sì, assolutamente. Sì, sì, sì. però io credo che l’altro aspetto fondamentale è quello di ritrovare il [39:51] concetto di collettività. Cioè, se tu V tuttorio fai una cosa, io Serena faccio una cosa e siamo da soli, siamo degli [39:57] individui, poco cambia. forse siamo diventati un po’ individualisti, mentre [40:02] è molto bello ritornare a parlare di collettività e quindi anche questo quando andiamo nelle scuole cerchiamo di [40:08] raccontarlo e trasferirlo. Sì, ma si può creare dei team, creare dei gruppi. stavo per chiederti come fai a
[40:14] ricreare, secondo te, una collettività? sì, beh, a scuola è facile, no? si fanno dei team di lavoro e si con dei [40:21] progetti si creano degli obiettivi e poi magari questi team di lavoro vanno a parlare con i loro decisori, chi sono i [40:27] decisori? magari sono il preside piuttosto che la propria insegnante semplicemente, quindi si cerca [40:33] all’interno del proprio la propria classe e parlare con i genitori è un [40:38] qualcosa di fondamentale. tornare a votare, per esempio, anche questo è un ha un [40:44] significato di collettività, sapere che come individui noi valiamo moltissimo con il nostro voto e questo a livello [40:53] quando diventa il voto di un individuo diventa un voto collettivo, ha un peso politico enorme. Quindi magari scegliere [41:01] dei rappresentanti politici che abbiano sensibilità a cuore questi temi [41:07] e se non ci sono far capire che come opinione pubblica, come cittadini abbiamo questa come priorità e come [41:13] esigenza. In realtà questo non sta avvenendo, quindi sappiamo che la politica è un po’ lo specchio anche ti [41:19] dico la verità, io qua le ultime lezioni ha spostato tantissimo, cioè perché poi ci sono tanti temi
[41:26] che concorrono ogni tanto sei con un tema sei d’accordo con una parte, con un tema sei d’accordo con quell’altra, [41:31] quindi il mio ago della bilancia che a un certo punto ho deciso è stata proprio il piano energetico, cioè chi aveva [41:38] il piano energetico proprio io l’ho guardato con un occhio scientifico, no? cioè quello scientificamente più realizzabile, anche solo perché poi ce [41:44] n’erano alcuni che erano proprio senza capo né coda, però appunto sono cioè è [41:49] il mio voto e sono solo uno. E tra l’altro come dicevo prima, cioè se [41:55] tu vedi il problema nella sua interezza, no, risolvere il cambiamento climatico, [42:00] raggiungere il net zero entro il 2050, no? Che l’obiettivo degli accordi di Parigi, corretto? Sì, esatto.
[42:07] Allora, io non posso risolvere quel problema perché è troppo grande, devo dividerlo in problemini più piccoli e [42:14] allora magari vedo che il prossimo problema che devo risolvere è che cavolo ne so, ho mangiato la merendina, anziché [42:20] buttare la carta per terra la butto nella cosa, anziché usare la macchina uso il treno e ed è il mio [42:28] problema da singolo individuo. Poi però, appunto, come dicevo all’inizio, vedi [42:33] paesi, persone, associazioni che vanno contro dei delle soluzioni, come per esempio il nucleare che abbiamo [42:39] visto essere una cosa molto efficace. Tu cosa ne pensi? Cosè qual è il tuo parere sulla questione nucleare? Ma allora
Nucleare: ruolo, tempi e ostacoli
[42:47] lo sappiamo, possiamo anche prendere come riferimento, no, la i report che [42:52] sono dell’Agenzia Internazionale dell’Energia che vedono il nucleare all’interno della strategia [42:59] energetica su scala globale. Ovviamente poi lì c’è da fare tutto il discorso di [43:05] applicabilità a livello nazionale e territoriale e però certamente il [43:11] nucleare ha una sua, diciamo una sua posizione, un suo posizionamento anche [43:18] per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti che sappiamo essere praticamente nulla nel momento in cui [43:23] noi andiamo ad utilizzare questa preziosa tecnologia. io credo che la [43:30] questione del nucleare, soprattutto per quanto riguarda l’Italia, Sì, ovviamente parlo dell’Italia sia da affrontare più dal punto [43:37] di vista del tempistiche e dal punto di vista del corso economico, perché è su [43:42] quello che si gioca la partita. per cui da questo punto di vista in Italia [43:48] ci sono tantissimi ostacoli da superare e dovremmo essere nettamente più veloci. Partiamo anche da una posizione che non [43:54] è particolarmente favorevole per lo storico che noi abbiamo sul nucleare, per cui abbiamo avuto questa frenata
[44:01] importante e in questo momento, anche per questo motivo, è difficile immaginarsi, no, un’applicazione rapida [44:08] e repentina, tant’è che comunque anche il Mase porta avanti una comunicazione abbastanza spinta sul nucleare, ma in [44:14] realtà siamo estremamente indietro e quindi se abbiamo come obiettivo quello della riduzione delle emissioni di [44:20] gas climalteranti, tra l’altro al medio termine Quindi al 2035 in realtà per l’Italia si fa fatica a mettere a fuoco [44:28] una attualmente pensi, cioè non c’è modo di raggiungere quell’obiettivo secondo te? [44:34] È molto difficile. Attualmente dovremmo sicuramente accelerare in [44:40] maniera importante. Hai visto che comunque anche a livello europeo, perché poi ci muoviamo più o meno come Europa, [44:46] no? sono stati stabiliti quelli che sono i nuovi obiettivi in termini di [44:51] abbattimento delle emissioni di gas climalteranti che sono importanti perché si parla, non vorrei sbagliarmi, [44:57] tra il 66 qualcosa per il 72,25% [45:03] perché poi scelgono i numeri facili al 2035 al 90% di abbattimento delle [45:08] emissioni di gas climalteranti al 2040 per arrivare al 2050 a Net Zero.
[45:16] come si dice, volere potere, nel senso che in ogni caso negli ultimi anni [45:22] abbiamo accelerato abbastanza, no, la corsa in termini di riduzione delle emissioni di miglior siamo migliorati o [45:29] no? Beh, sì, sì, sì, siamo migliorati, ma non abbastanza. Beh, oh, almeno [45:34] prendiamo una buona notizia che comunque no, però è vero, forse lo sottolineiamo troppo poco. Allora, il [45:40] problema cioè per esempio io non ho idea di quanto, cioè se tu mi dai un grafico 20 anni fa, quanto di più inquinavamo e [45:47] quanto di meno inquiniamo adesso perché, appunto, come dicevo, cioè c’è sempre la narrazione che l’Europa non sta facendo abbastanza, l’Italia non sta facendo [45:53] abbastanza, sta magari tirando anche la marcia indietro, come dicevamo prima, su tante cose, però è anche vero che magari [45:58] qualcosina l’abbiamo fatto, è assolutamente così. il problema è la velocità, [46:05] ok? Cioè non è il fatto Ok, è il ritmo. Esatto. Tu pensi che invece, cambio domanda, al [46:11] 2050 sia fattibile arrivare a un Net Zero? è complicato. È complicato e [46:17] sarebbe a livello internazionale, dici? A livello Sono domande complesse
[46:24] queste perché gli scenari sono tanti e prendono in considerazione tante parti. è molto difficile a livello [46:32] internazionale immaginarsi mh diciamo un percorso che ci porti a un Net Zero al [46:37] 2050, anche perché nelle ultime COP si è parlato pochissimo di mitigazione, [46:43] no? Cioè, per esempio, nell’ultima COP si è parlato di un transition away, scusami, si è tolto ancora una volta il [46:50] concetto di transition away from fossil fuel, quindi di abbandono ai combustibili fossili. La cosa [46:56] incredibile è che nei testi negoziali il Fossil fuel non è citato come fosse un [47:01] tabù. E questo avviene perché nelle conferenze delle parti, questo lo sanno pochissimi, partecipano 197 paesi del [47:09] mondo facenti che hanno siglato l’accordo di Parigi, ma i testi negoziali non escono se non all [47:15] unanimità. Quindi se c’è anche un solo paese che alza la mano e dice a me non [47:21] va bene, quel testo negoziale non viene approvato e quindi si è dovuto rimuovere questa parola chiave per [47:26] perché c’era sempre qualcuno tra le economie basate diciamo sull’utilizzo dei combustibili fossili che metteva
[47:34] il bastone i bastoni tra le ruote. Detto questo, è evidente come, per [47:39] esempio, l’accordo di Parigi abbia non trovato una soluzione al [47:45] problema, ma facilitato una, diciamo, cambio di rotta in termini di emissioni di gas climalteranti. per cui [47:54] ora stiamo andando verso un’anomalia in termini di temperature di intorno ai [47:59] 2,73°. Ah. senza l’accordo di Parigi saremmo già verso i 4° erotti, [48:06] quindi abbiamo già superato, cioè la soglia psicologica del grado e mezzo l’abbiamo già superata. Allora, l’anno scorso l’anomalia è stata [48:12] di 1, e me però le soglie che sono contenute all’interno dei del insomma [48:18] dell’IPCC e dei testi negoziali dell’accordo di Parigi in realtà sono su media mobile, quindi la soglia deve [48:25] essere superata per un tot di anni per essere considerata spacciata. Detto questo, i modelli climatici in questo [48:31] momento ci stanno dicendo che la soglia del grado e mezzo verrà superata [48:38] quasi sicuramente. Ok. quando si sa e diciamo che nei prossimi anni 2030 [48:44] 2035 entro 2030 e se noi superiamo il grado e mezzo, cioè è vera questa cosa che non possiamo [48:49] più fare niente, cioè siamo è finita praticamente. Allora anche questo è un aspetto importante perché poi abbiamo il climate
Tipping point e “punti di non ritorno”
[48:55] clock che è quell’orologio che va indietro e ci dice insomma quanto tempo abbiamo. [49:01] Lo so che è molto più facile spiegare le cose individuando un tasto ono off, ma [49:06] in realtà il sistema climatico ha tanti tipping point, quindi tanti punti di non ritorno. Banalmente la fusione dei [49:14] ghiacci in Groenlandia ha già superato il punto di un ritorno. Spoiler. la corrente termoalina, [49:21] quindi le correnti oceaniche come la corrente del golfo eccetera, è un punto di non ritorno. Non l’abbiamo [49:27] ancora superato, ma è molto sensibile. Ok? La fusione del permafrost in [49:32] Siberia ha un altro punto di non ritorno, quindi abbiamo tanti punti di non ritorno. Qual è il significato di punto di non ritorno? Il significato ha [49:39] un significato di irreversibilità del processo, cioè nel momento in cui tu superi il punto di non ritorno, entri in [49:46] una, diciamo, configurazione climatica che non in qualche modo non riconosci più e quindi in un clima che è difficile [49:53] da sopportare rispetto al sistema in cui tu vivi. Tutto ciò Sì, sì. Hai messo in disequilibrio un po’ tutto.
[50:00] Esatto. Ah, ho capito, ho capito. Sì, quindi non è una cosa del tipo “Moriamo tutti”, ma [50:05] è una cosa cambierà drasticamente il mondo in cui vivremo e dovremmo adattarci tipo No, c’è un punto dopo il quale basta, [50:11] non possiamo fare più niente. A parte che si può sempre fare qualcosa, cioè tu puoi fare in adattamento, [50:18] quindi azioni di adattamento sono le azioni che hanno come primario obiettivo la riduzione dell’impatto. Cioè metto in [50:25] sicurezza il territorio. Esatto. faccio che tutti i cittadini sanno cosa sono le norme di autoprotezione civile. [50:33] faccio in modo che quindi sai cos’è un allerta, sai come ti devi comportare, se c’è una tempesta in arrivo, eccetera [50:38] eccetera, no? Sembra banale, ma in realtà noi andiamo a riprendere le onde e i torrenti in piena durante le [50:45] situazioni di mo, intenso, addirittura estremo e quindi questo ci [50:52] mette e in una particolare posizione di esposizione, vulnerabilità a rischio sicuramente importante. quindi azioni [50:59] di adattamento e azioni di mitigazione. puoi sempre fare qualcosa, cioè il processo di magari non riesci a trovare
[51:04] una soluzione, però in realtà il processo di miglioramento è un processo che può avvenire in maniera [51:10] sempre Certo. Sì, sì, sì. Questo è molto importante. Se c’è una cosa che se dovessi scegliere una cosa da cambiare, [51:17] se tu fossi avessi la possibilità di cambiare una norma, un non lo so, un [51:22] qualsiasi cosa, cosa cambieresti? Guarda, ti dico due cose che mi vengono in mente così. Una è un po’ teorica, nel [51:29] senso che c’è uno psicologo svedese che si chiama Perps absence Stoken, [51:34] che dice che la più grande barriera che noi abbiamo per reagire in contrasto [51:41] alla crisi climatica alla distanza di circa cos’è che dice lui 8 pollici, [51:48] insomma la distanza delle nostre orecchie, quindi par quella del nostro cervello, no? Io credo che questo tutto sommato sia abbastanza vero, perché è [51:55] incredibile come ci sia tutta questa difficoltà nel percepire questa possibilità di miglioramento costante [52:02] che abbiamo. Forse perché abbiamo sempre pensato che ci fosse una soluzione o ci [52:07] fosse una soluzione, ho capito? Ci fosse un qualcosa che ci [52:12] il piatto fatto finito che Sì, sì, sì. Beh, alla fine lo facciamo, no? individuiamo
[52:18] una soluzione, la facciamo. Può essere l’auto elettrica, può essere anche il nucleare, nel senso che in [52:25] realtà il nucleare fa parte della soluzione, fa parte di un sistema come elettrica fa parte di un sistema, il [52:32] fotovoltaico fa parte, cioè il fotovoltaico da solo non ci sale. Certo. Sì, sì, sì. E quindi la soluzione no. pensiamo a in [52:40] un’ottica di miglioramento. E l’altra cosa che io farei subito [52:45] con tutto che le strategie di mitigazione sono estremamente importanti, però forse anche un po’ [52:52] per la mia, diciamo, per la mia professione, per quello di cui mi occupo [52:58] costantemente, che è meteo, meteo estremo, meteo intenso, così è tutta la [53:03] questione relativa alla protezione civile. Cioè io se mi dovessero dire cosa fai come prima coso prevenzioni sul [53:09] territorio e insomma cercare di spingere verso una cittadinanza più [53:15] pronta e preparata nel momento in cui magari c’è una potenziale situazione [53:20] rischiosa che sta arrivando. Bello, bello. Allora, poi in realtà noi ci siamo io ti ho scritto per venire qua [53:28] oggi perché ho visto la tua apparizione a Palp dove si parlava dell’attivismo
[53:33] e io in quella con ultima generazione e io in quell’occasione lì, come ti anticipavo prima, mi sono trovato molto [53:40] d’accordo con Fedez su una cosa in particolare, che l’attivismo deve essere [53:46] qualcosa che avvicina il tema alle persone che non lo conoscono e io penso [53:52] che un certo tipo di attivismo che a mio parere è molto performativo più [53:58] che altre cose, faccio esattamente l’opposto. E qui torniamo al tema della [54:03] comunicazione, forse un po’ cosa ne pensi? Sì, sì, però torniamo anche a quello di cui discutevamo prima, no? Cioè, qual è [54:09] l’obiettivo? Qual è l’obiettivo di fare senso sensibilizzare di fare comunicazione o di fare [54:15] attivismo? Nel momento in cui si tiene bene a mente quello che è il proprio obiettivo, cioè se è l’obiettivo che condividiamo, [54:22] no, anche su questo tavolo qua, allora magari si riesce anche a modulare la comunicazione o il proprio attivismo per [54:30] fare in modo di raggiungere di raggiungere lo scopo. E in questo senso ti do ragione, nel senso l’obiettivo [54:37] deve essere sempre quello di innescare una reazione propositiva, non avrebbe senso il contrario. Da una parte ti
[54:42] posso dire che siamo in un periodo di inattivismo [54:47] così profondo, nel senso che facciamo l’inattivismo è un po’ come se fosse il nuovo negazionismo, no? Certo, siamo [54:54] fermi, siamo in un po’ di immobilismo, forse dici Esatto. Esatto. Siamo in una situazione di inattivismo tale da forse in [55:02] qualche modo richiedere anche delle azioni che vanno a scardinare un po’ il sistema e perché no, magari in [55:09] qualche modo lo vanno anche infastidire un po’ per dire “Guarda che così non va bene”. Perché alcune volte sembra [55:15] proprio di parlare ai muri quando si richiedono delle politiche di adattamento e mitigazione. Dall’altra [55:20] parte però bisogna farlo in maniera estremamente consapevole e quindi parlando con l’interlocutore giusto, [55:26] individuando quelle che sono magari le collettività che possono in qualche modo [55:32] innescare un processo. Quindi, ovviamente non posso fare altro che [55:38] difendere le varie forme di attivismo e anche di manifestazione, però magari [55:44] un po’ da boomer mi viene da fare quella, però sempre capito sempre avendo [55:51] ben chiaro lo scopo per cui lo si fa e magari, perché no, anche le possibili
[55:56] reazioni che si possono avere sul campo per evitare di polarizzare ulteriormente la discussione. Nel caso magari mi [56:05] vai a, che ne so, occupare un’autostrada e quello che stai facendo, fra le varie [56:10] cose, è creare il disagio alla mamma che deve andare a prendere il figlio a scuola per poi tornare in ufficio, alla [56:16] guardia medica che deve portare i medicinali, alle persone che sono a casa e non possono muoversi, cioè quindi [56:21] comunque generi un danno alla collettività che è quella a cui tu vuoi arrivare, anziché effettivamente creare [56:28] un disagio magari a un palazzo del potere dove vengono prese le decisioni. Questa cosa a me mi ha sempre un po’ [56:33] stupito perché effettivamente dici cavolo, però quella gente lì, quella mamma lì, quella guardia medica lì, la [56:40] stai avvicinando o allontanando dal tema? No, ma più che altro, e qua sto m parlando, [56:45] cioè pensando ad alta voce, no? Con te il fatto è che poi quella mamma in quel momento magari non è [56:52] particolarmente consapevole sul tema del cambiamento climatico, anche alla luce di tutte le difficoltà che si hanno in
[56:57] questo momento nel rendere consapevole la cittadinanza. Cioè, se tu hai una cittadinanza che non è pronta, [57:03] certo, a comprendere un determinato tipo di gesto, a quel punto tu vai a polarizzare [57:08] ulteriormente la situazione, no? effettivamente o papà o qualsiasi o è [57:17] pienamente consapevole del problema e quindi magari capace di dire difficile, ma capace di dire d’altronde stiamo [57:24] andando in una direzione talmente difficile da questo punto di vista che anche un’azione, una manifestazione di [57:31] questo tipo, io sono in grado di comprenderla e tra virgolette anche di appoggiarla, ma è quasi sicuro che non [57:38] succeda così in questo momento, no? Ma proprio perché dici non siamo non sei pronto a ricevere questa tipologia di [57:44] Ma io credo che la maggior parte delle persone in questo momento non siano pronte a ricevere una a capire ad [57:51] appoggiare. Sì, quindi torniamo sempre al discorso, bisogna anche cioè creare una popolazione consapevole preparata a [57:57] ricevere questa cosa. Sì. O riesce a fare un’azione una manifestazione dove nel contempo riesci [58:03] anche in qualche modo, non so, sto parlando di a dare un contenuto, no? spiegarti molto bene,
[58:08] sendo molto preparato, come dice, cioè ne parlavamo prima, cioè devi essere preparato su queste cose perché poi dopo vedi che dall’altra parte spesso [58:14] volentieri ci sono degli attivisti che però non sanno bene neanche loro, sono presi magari dal da ecoansia, da devo [58:21] fare qualcosa, si aggrappano a questa cosa, all’attivismo identitario, però [58:27] non sono preparati sull’argomento, come dicevi anche tu prima, cioè se io faccio casino, passami il termine, dopo devo [58:33] anche essere in grado di difendere le mie posizioni con fermezza e con competenza, no? [58:39] ma sì, perché il rischio poi di risultare personalmente attaccabili, no, come individui, come attivisti, ma poi [58:46] anche di far diventare attaccabile il tema e la bandiera che tu stai portando avanti e questo non ce lo possiamo [58:52] permettere. Esatto. Un danno che tu fai comunque allero. Esatto. Anche perché poi che cosa succede? che l’attenzione mediatica va [58:57] su quelle persone che anche con discreto coraggio decidono di bloccare il [59:05] traffico e in realtà non è che l’attenzione si sposta su quelle che [59:11] sono le reali cause del problema. Certo, certo, certo. Sì, sì. È molto facile dare attenzione a una un
[59:19] aspetto di questo genere, no? Cioè ha un manifestante che si mette a gambe concerte in mezzo all’autostrada, in [59:26] mezzo alla tangenziale. È molto facile dare anche per un giornalista. Prova a metterti nei pane di un giornalista. [59:31] Facile, vai lì e fai vedere. Ma tutto quello che c’è dietro, che sono anche le [59:36] motivazioni per cui il manifestante è lì, tutto quello che c’è dietro rimane comunque al buio, non viene messo in [59:43] evidenza. In realtà noi dobbiamo far luce su quelle che sono le cause di [59:49] questo problema per fare in modo che i problemi vengano risolti. Un’ultima cosa che era venuta che era [59:54] emersa in quella puntata, poi dopo passerei anche ad altro, è il famoso [1:00:00] utilizzo dei jet privati, no? Cioè il fatto che i ricchi, gli straricchi [1:00:05] inquinino per una buona percentuale di quello che è effettivamente il totale globale. E si parlava dei jet privati.
[1:00:11] Fedez diceva se l’aeronautica, l’intera industria aeronautica, questo è vero perché poi è il mio campo, inquina a [1:00:18] livello di emissioni circa il 2% del totale, no? Quindi, se tu anche rimuovessi completamente tutta la flotta [1:00:24] civile e militare del mondo, non daresti un impatto significativo. [1:00:30] Sì. il tema è che un po’ come abbiamo detto diverse volte, non [1:00:37] è che tu puoi individuare solo un settore, ok? e devi fare a fette il [1:00:43] problema e tra le fette c’è anche quella legata all’aviazione. Quindi in un certo senso ti dico di sì, nell’altro senso ti [1:00:50] dico di no, nel senso che sì, è vero, è solo un 2%, ma una strategia di riduzione delle emissioni di [1:00:55] gascrimalteranti tu la devi fare in maniera come si dice, trasversale, [1:01:01] nel senso andando a prendere tutti i settori e facendo in modo che in tutti i [1:01:07] settori ci sia un abbattimento delle emissioni di gas serra. Ok? Non puoi individuare un settore, non c’è un settore macro dove dici “Ok, il [1:01:15] settore macro è quello energetico, cioè se colpiamo quello facciamo una buona fetta, una e facciamo una buonissima fetta.”
[1:01:21] Ovviamente quello che dovrebbe succedere è di non produrre più energia utilizzando combustibi fossili, però [1:01:28] anche il settore della pezz, cioè quando tu quando tu individui il settore energetico non è che individui solo la [1:01:35] centrale termoelettrica, ok? individui tutto quello che è tra cui anche l’aviazione? [1:01:42] Quindi, nel senso anche in questo caso la risposta non è semplice o non è [1:01:48] univoca. ti potrei dire sì, in un certo senso hai ragione, dall’altro punto di vista però dobbiamo cercare di [1:01:54] No, ma io sono qua solo a fare l’avvocato del diavolo. Si dice si dice che lo so che è una cosa [1:02:00] tremenda e lo so che mettetevi nei miei panni, cioè il tema è difficile, in un [1:02:05] certo senso è indigeribile e poi quello che bisogna cercare di fare come esercizio è quello di abbracciare la [1:02:12] complessità, come si dice, no? Sì. E quando in realtà noi siamo molto più pronti a sentire sì è vero o no, non è [1:02:19] vero, è giusto non è vero, sì o no? E tutte le volte invece la risposta in un tema come questo è sì, ma dipende.
[1:02:26] Sì, ma non solo. Sì, però devi ricordarti anche quelle cose qui. non è facile. [1:02:33] No, no, per niente. Però secondo me, ti dico la verità, è passato, cioè lei l’hai spiegato molto bene, è passato molto bene, almeno sicuramente dal mio [1:02:38] punto di vista, perché era proprio quello dove mi sarebbe piaciuto arrivare con questa chiacchierata, cioè una [1:02:44] roba molto complicata che, come dici tu, hai usato una bella parola indigeribile, quindi dobbiamo prendere un boccone alla volta perché se mettiamo [1:02:51] tutto dentro e rischiamo di stare male e di non riuscire a cavare un ragno un ragno dal buco. andrei verso andrei [1:02:58] verso la fine che ti ho ti ho tenuta qua anche abbastanza, però prima ho alcune domande flash da farti che sono [1:03:06] alcuni falsi miti, no? Magari che girano alcune frasi e brevemente magari rispondiamo così chi a casa può [1:03:12] avere una risposta, diciamo, chiara. la prima cosa che ti chiedo però è quali
Tre cose concrete da fare e falsi miti
[1:03:18] sono secondo te tre cose da fare, le tre cose per uscire un po’ dal dalla [1:03:24] situazione in cui siamo ora, cioè tre cose fondamentali che dovremmo fare. Allora, forse cambiare un nostro [1:03:30] approccio alla comunicazione, quello sì, cercando di evitare o individuare, mettiamolo così, individuare e laddove è [1:03:36] possibile evitare quelli che sono i contesti che polarizzano molto la discussione, quindi mh da [1:03:44] individuare tutto sommato non sono così difficili. Per cui nel momento in cui vediamo che la comunicazione avviene in [1:03:49] modo così polarizzato, può essere una campanella e dire “No, forse però questo tema necessita di una trattazione [1:03:57] differente”. Quindi già questo può essere quindi andare ad individuare eventuali fonti più equilibrate che riescono in qualche modo a spiegarci [1:04:04] come stanno le cose senza necessariamente alzare fare il tifo, no? Tifo da squadra.
[1:04:10] Quindi questo sicuramente magari cambiare un po’ il nostro approccio appunto alla comunicazione cercando, ricercando e richiedendo una [1:04:15] comunicazione più equilibrata. L’altro è, come dicevamo prima, perché [1:04:21] no? Il nostro modo di vedere le cose che utilizziamo. Ok? e quindi non [1:04:26] necessariamente cambiare un’abitudine che magari facciamo fatica. Mh, banalmente anche per esempio il nostro [1:04:33] la nostra dieta è molto importante, no, in termini di impatto, però se io dico dobbiamo diventare tutti vegani [1:04:41] abbiamo una grandissima percentuale di persone che arricciano il naso, però [1:04:47] già il fatto di capire che, per esempio, la nostra dieta ha un impatto importante [1:04:52] dal punto di vista ambientale è un passo in avanti che poi dopo se tu guardi le piramidi, non so se l’hai mai [1:04:58] vista, la piramide alimentare vicino la piramide ambientale. Noti che le due cose coincidon poi anche qua davant [1:05:04] perché è bello perché praticamente ti fa vedere come l’Organizzazione Mondiale della Sanità ovviamente suggerisce delle [1:05:12] linee guida per avere diciamo rimanere in buona salute in base alla
[1:05:17] propria dieta e quindi ti dice banalmente devi mangiare poca carne rossa. Se tu ribalti la piramide trovi [1:05:23] che lo stesso consiglio è dato per ridurre l’impatto ambientale. Quindi in [1:05:29] in realtà cambiando un po’ l’abitudine, quindi potremmo dire che una dieta sana è anche una dieta sostenibile [1:05:35] e in generale sì, diciamo a grandi linee potremmo dire così. Interessante. Sì. però anche questo, per esempio, è [1:05:41] un discorso interessante, no? Noi abbiamo assunto delle abitudini che spesso ci fanno mangiare carne, che [1:05:47] posso può essere la bistecca, ma anche il salume. Sì. e quasi una volta al giorno, se [1:05:52] non addirittura due volte al giorno, quasi senza accorgercene, perché mangiamo la piadina piuttosto che abbiamo mangiato una piadina qui, [1:05:58] ma uno non ci pensa, ma guarda che non è una questione di senso di colpa, è una questione di abitudine di abitudine [1:06:04] culturale che hai preso sociale. Certo. E quindi uno dice “Va bene, io magari tengo la carne due volte alla settimana, però evito di mangiarla tutti i giorni”.
[1:06:11] Ok? Anche quello può fare la differenza. Quindi iniziare semplicemente, senza fare esempi specifici, però [1:06:18] a cambiare approccio. Cambiare un pochino approccio, no? Terza cosa. Allora, abbiamo detto la [1:06:24] comunicazione approccio, no? Le altre cose sono due. Una la questione del voto. Dobbiamo riniziare a [1:06:30] considerare il voto un qualcosa che è un diritto, un dovere. però la lancio [1:06:37] lì perché è un discorso importante nel nostro piccolo. Anche la questione degli investimenti è una questione molto [1:06:43] importante. Se uno ha un piccolo investimento è molto importante capire dove e in che [1:06:51] direzione viene fatto, no? tutta la questione dell’investimento anche della banca a cui ci affidiamo. In [1:06:56] realtà sembra di poco conto, ma la finanza climatica ha una forza pensa te assurdo, enorme, estremamente importante, perché [1:07:04] vi faccio gli esempi più tu investi magari in un gruppo, in una banca, anche con il tuo piccolo [1:07:10] gruzzoletto, quello che hai a disposizione ovviamente con la banca magari che io possedo con la carta, dici [1:07:16] proprio faccio un investimento. Sì. Cioè, per esempio, ci sono delle banche che sono molto più sensibili alla questione, delle banche che lo sono
[1:07:21] molto meno, delle banche che investono molto in anche combustibili, [1:07:27] fossili, estrazione. Sì, la banca Etica, per esempio, cerca di seguire tutte le linee guida, quelle ISG, quindi [1:07:34] sostenibilità sociale, di governance e ambientale, perlomeno ci si prova. c’è tutta la tassonomia europea nuova, cioè [1:07:41] quello è un mondo, però certamente ci sono dei fondi o delle linee di investimento che ancora puntano verso [1:07:48] l’utilizzo di combustibili fossili anche da giacimenti non convenzionali, quindi magari sono dei progetti pilota che [1:07:54] vogliono estrarre combustibili fossili da giacimenti non convenzionali, parlo di gas shale, oil shale, tar sands, tutti quei [1:08:01] giacimenti che non come paperon dei paperoni che trivellava, usciva fuori il petrolio, ma devi fare una lavorazione [1:08:07] tecnologica molto importante, per cui servono delle linee di investimento apposta. Ecco, se uno decide nel proprio [1:08:14] piccolo di focalizzare la propria il proprio investimento, quindi il proprio effort, le proprie possibilità, magari [1:08:22] in una delle varie aspetti che fanno parte della transizione che può essere
[1:08:27] anche relativa ai diritti umani, inclusività, governance, ridotto impatto ambientale per l’efficienza energetica, [1:08:34] tecnologie ridotto impatto ambientale, rinnovabili, anche quello può fare [1:08:40] la differenza. Interessante questa cosa, non la sapevo del dell’impatto finanziario. Molto carino. Adesso però [1:08:45] sfatiamo due tre falsi miti. Allora, tipica frase, siamo d’estate [1:08:53] e viene una settimana di alluvioni e tempesta. Dico, beh, allora il [1:08:58] cambiamento climatico non esiste. Dov’è il riscaldamento globale? Guarda che fresco che c’è. Sì. Allora, questo lo [1:09:04] vediamo quando c’è una nevicata fuori stagione, quando c’è magari un’ondata di freddo estivo, nel senso che fa più [1:09:10] freddo rispetto alla norma, eccetera. E qui si fa differenza tra meteo e clima. Dobbiamo sempre ricordarci [1:09:16] che una singola situazione meteorologica non fa tendenza climatica. Quindi, in realtà, nella variabilità naturale della [1:09:23] condizione meteorologica, questa variabilità si inserisce all’interno [1:09:28] di una tendenza climatica che noi calcoliamo sulla base di almeno 30 anni.
[1:09:33] Ok? Quindi quello che bisogna ricordarsi è che un singolo evento meteorologico non fa la tendenza climatica. Ah, c’è questa [1:09:40] cosa che gira che mi hanno scritto anche in dei video precedenti che all’epoca dei romani faceva molto più caldo di [1:09:48] adesso, quindi non è vero che la temperatura non è mai stata così alta, eccetera. Allora, no, è [1:09:54] falso. all’epoca dei romani sostanzialmente noi se tu vai a vedere [1:10:01] il grafico delle temperature dell’Olocene, ok, ci sono delle fluttuazioni ovviamente in termini di temperatura, ma il periodo dell’olocena [1:10:08] è stato tutto sommato abbastanza stabile climaticamente. Se vai a vedere il grafico delle temperature, vedi poi la [1:10:14] cosiddetta forma della mazza da hockey, cioè il fatto che in realtà [1:10:20] repentinamente vedi proprio questa anomalia che schizza verso l’alto. Quindi ci sono state delle [1:10:27] fluttuazioni. Questo sì lo confermo. gli ultimi studi, gli ultimi, intendo, degli ultimi 10 anni, [1:10:35] dimostrano in maniera ancor più rigorosa come questi andamenti dal [1:10:41] punto di vista climatico siano però più locali e non globali, mentre il riscaldamento che stiamo osservando in
[1:10:48] questo momento avviene su scala globale, quindi magari all’epoca nell’Europa dei [1:10:53] dei romani c’era una fluttuazione, però nel nella media globale invece Cioè, non era così. Ok, ottimo. [1:11:00] Perfetto. Super chiaro. la CO2 fa bene alle piante, quindi e va bene che ce ne sia di più. [1:11:06] Sì, questo è un questa credo sia un cavallo di battaglia di Zichichi. no, nel senso che certamente la [1:11:13] CO2 fa parte, no, del ciclo di vita delle piante ed è importante e l’abbiamo anche detto prima che fortunatamente la [1:11:20] CO2 esiste come componente naturale della nostra atmosfera. Il problema [1:11:25] comunque resta quello della concentrazione e tra l’altro ci sono dei nuovi studi che sono stati recentemente [1:11:31] pubblicati e nello specifico riguardano una foresta che si trova in Australia [1:11:38] che mostra come stia cambiando quello che è il bilancio di CO2 in atmosfera a [1:11:44] causa dei lunghi periodi di caldo che purtroppo questa foresta sostanzialmente deve sopportare e quindi [1:11:51] sono è più la quantità di CO2 che viene messa della quantità di CO2 che viene assorbita. Quindi anche in questo caso [1:11:57] la risposta è no. E poi c’è il sole che in realtà è tutta colpa sua perché ha dei cicli
[1:12:03] naturali che scaldano il pianeta e noi non possiamo farci niente. Ma anche certamente il sole ha un’importanza fondamentale, no, in [1:12:10] quello che è il clima sulla Terra e è anche abbastanza intuitivo. In realtà non ci sono delle correlazioni che [1:12:16] mostrano l’andamento del della temperatura dell’atmosfera su scala globale attuale che stiamo osservando [1:12:25] e quella che è l’attività solare. Quindi se tu vai a mostrare un grafico che mostra, magari poi riusciamo anche a [1:12:32] metterlo in sovrapeso, tutte quelle che sono le forzanti naturali, antropiche, vede che in realtà la forzante relativa [1:12:38] all’attività solare non ha correlazione con Sì, c’era proprio il grafico dove addirittura vanno in direzioni [1:12:43] completamente opposte. Esatto. Ma tu sei tu sei una persona sei ottimista o pessimista riguardo al [1:12:49] futuro? allora no, credo che i miei amici cari direbbero pessimista. in realtà [1:12:56] a metà e metà, nel senso che io mi lego molto a quel concetto di miglioramento che ti dicevo prima, negli [1:13:02] ultimi anni è un po’ un po’ di frustrazione c’è, onestamente, anche perché mi rendo conto anche per il
[1:13:08] mestiere che faccio, di tutte quelle che potrebbero essere le potenzialità e quindi nel momento in cui ti rendi conto [1:13:14] delle potenzialità e capisci che ci sono degli ostacoli dal punto di vista comunicativo e anche dal punto di vista [1:13:20] applicativo, dopo un po’ è stancante come situazione. Ok? E quindi mi fa [1:13:25] fatica forse essere ottimista in questo senso. Credo che comunque, cioè, da un certo punto di vista, scienza e [1:13:31] tecnologia ci possano dare una grandissima mano e quindi magari quando [1:13:36] riusciremo a fare a superare quella barriera che dice per Espen Stoknes che è alla distanza delle nostre orecchie, [1:13:43] magari riusciremo finalmente a portare avanti una transizione, perché no, anche con il buon umore, no, senza [1:13:49] pensare sempre al concetto di rinuncia, ma al concetto di sviluppo sostenibile, [1:13:54] cioè anche sostenibile. Guarda che sta sulle palle a tutti la parola sostenibile. La parola sostenibile. Sì, perché poi è [1:14:00] un po’ come riscaldamento globale, cambiamento climatico, sono quelle parole diventate ormai politicizzate [1:14:05] completamente. Sì. E quindi abbiamo perso anche un po’ il significato quando in realtà sostenibile fisicamente vuol dire
[1:14:11] teoricamente ripetibile fino all’infinito, senza che qualcuno ne soffra, senza che le risorse vengano [1:14:16] terminate, senza che l’ambiente non ce la faccia più e si esaurisca. Quindi [1:14:22] sarebbe bello, no? una ventata di ottimismo e di speranza anche. Io credo [1:14:27] che ce ne sia bisogno. Io vedo tanto i giovani in questo momento che fanno fatica perché hanno questa visione del futuro così o diumismo [1:14:36] così. Quindi ragazzi mi raccomando, studiate che siete voi i prossimi scienziati e scienziate del futuro. [1:14:42] Ovviamente non dimenticate di andare a seguire Serena su tutti i suoi social. Ti troviamo dove? Su Instagram. Sì, io sono su Instagram, Facebook e [1:14:50] basta. Ok, perfetto. Benissimo. Andate a trovarla, vi lascio ovviamente tutti i link. Non dimenticate di iscrivervi al [1:14:57] canale se ancora non l’avete fatto. Io, Serena, ti ringrazio perché è stato un grande piacere. A presto.
Associazione Elettrica Sarda

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