Negli ultimi anni il dibattito sulla transizione energetica si è concentrato sempre più su una domanda fondamentale: chi deve essere il vero proprietario degli impianti che producono energia rinnovabile? Per troppo tempo i territori sono stati considerati semplicemente il luogo dove installare gli impianti, mentre il valore economico prodotto prendeva altre strade. Oggi sta emergendo con forza un principio diverso: i cittadini devono partecipare direttamente ai benefici dell’energia prodotta nel proprio territorio. È una visione che accomuna esperienze diverse e che trova oggi una concreta evoluzione nel progetto SARDOVOLTAICO promosso dall’Associazione Elettrica Sarda dall’anno 2025.

Il contributo dell’ingegner Giorgio Demurtas

Tra i primi a promuovere questo approccio in Sardegna vi è l’ingegner Giorgio Demurtas, che da anni propone un modello ispirato alle cooperative eoliche danesi. Secondo tale impostazione, gli impianti non dovrebbero appartenere esclusivamente ai grandi investitori, ma anche ai cittadini che vivono nei territori che li ospitano, consentendo loro di partecipare direttamente ai benefici economici generati dalla produzione di energia. Una filosofia che pone al centro la proprietà diffusa e la partecipazione attiva delle comunità locali.

Non è un caso che oggi lo stesso ing. Giorgio Demurtas sia entrato a far parte dell’Associazione Elettrica Sarda come produttore aderente alla Comunità Energetica Rinnovabile dell’Ogliastra, contribuendo concretamente allo sviluppo di questo nuovo modello di partecipazione energetica.

Anche il mondo scientifico guarda al modello danese

La stessa impostazione è stata recentemente richiamata dal professor Giorgio Querzoli, docente universitario e responsabile scientifico di Legambiente Sardegna. Commentando il modello danese, Querzoli ha evidenziato come la pianificazione pubblica delle energie rinnovabili dovrebbe individuare il reale fabbisogno energetico dei territori, selezionare attraverso procedure pubbliche i progetti migliori e, soprattutto, prevedere che le società realizzatrici offrano ai cittadini una quota della proprietà degli impianti. In questo modo, i cittadini non riceverebbero semplici compensazioni economiche, ma diventerebbero protagonisti dello sviluppo energetico del proprio territorio, condividendo direttamente la ricchezza prodotta dagli impianti.

È una riflessione che conferma come la partecipazione popolare rappresenti oggi uno dei principali fattori di successo della transizione energetica.

SARDOVOLTAICO: un’evoluzione del concetto di proprietà diffusa

L’Associazione Elettrica Sarda, con il progetto SARDOVOLTAICO, parte dagli stessi principi ispiratori ma li sviluppa ulteriormente grazie agli strumenti introdotti dalla normativa italiana sulle Comunità Energetiche Rinnovabili.

Lo studio di fattibilità nasce infatti con un obiettivo molto preciso: contrastare la povertà energetica attraverso la proprietà diffusa in CER e la formula ESCo, realizzando infrastrutture energetiche sociali inserite nelle Comunità Energetiche Rinnovabili.

Il progetto prevede la realizzazione di impianti fotovoltaici da 999 kWp da inserire nelle CER e la possibilità di suddividere virtualmente il valore energetico prodotto tra gli associati, anche attraverso il coinvolgimento di operatori ESCo.

Dalla proprietà diffusa al patrimonio energetico collettivo

La vera innovazione di SARDOVOLTAICO consiste nel superare il semplice concetto di comproprietà dell’impianto.

Il modello integra infatti Comunità Energetiche Rinnovabili, cittadini, imprese, Pubbliche Amministrazioni, operatori ESCo, quote partecipative e interventi di contrasto alla povertà energetica all’interno di un’unica infrastruttura energetica territoriale.

Nello studio la ESCo viene definita come uno strumento abilitante, capace di accelerare la realizzazione degli impianti senza sostituire la partecipazione della comunità.

Ancora più innovativo è il principio secondo cui il patrimonio energetico può essere costruito sia mediante la partecipazione volontaria dei cittadini sia attraverso il progressivo trasferimento degli impianti realizzati dalle ESCo alla Comunità Energetica al termine del periodo di ammortamento.

L’obiettivo non è quindi soltanto costruire impianti, ma creare nel tempo un vero patrimonio energetico collettivo, destinato a rimanere stabilmente al servizio delle comunità locali.

Le quote come strumento di partecipazione

Un altro elemento distintivo del progetto riguarda la natura delle quote partecipative.

Come precisato nello studio tecnico, esse non rappresentano investimenti finanziari, non attribuiscono diritti di proprietà individuale sull’impianto e non garantiscono rendimenti prefissati. Costituiscono invece uno strumento di partecipazione alla Comunità Energetica e consentono di beneficiare degli eventuali risultati economici generati dall’infrastruttura energetica comunitaria.

Il progetto non nasce quindi come operazione finanziaria, ma come infrastruttura energetica condivisa finalizzata a produrre benefici ambientali, economici e sociali per il territorio.

Un modello di sviluppo per i territori

Nel modello SARDOVOLTAICO il valore generato dagli impianti non viene destinato esclusivamente ai soggetti che partecipano con le quote.

Esso contribuisce contemporaneamente alla sostenibilità economica della ESCo, al sostegno delle famiglie in condizioni di povertà energetica, ai benefici per i membri della Comunità Energetica, al fondo di gestione della CER, alle iniziative sociali e alla progressiva costituzione del patrimonio energetico collettivo.

L’energia prodotta diventa così uno strumento di sviluppo locale, inclusione sociale e crescita economica del territorio.

Una visione condivisa per la Sardegna

Le riflessioni dell’ing. Giorgio Demurtas, le considerazioni del professor Giorgio Querzoli e l’esperienza maturata dall’Associazione Elettrica Sarda attraverso il progetto SARDOVOLTAICO dimostrano come in Sardegna stia prendendo forma una nuova cultura della transizione energetica.

Una cultura nella quale gli impianti non rappresentano soltanto opere tecnologiche, ma diventano beni comuni capaci di produrre valore economico, ambientale e sociale per le comunità che li ospitano.

Il progetto SARDOVOLTAICO raccoglie questa visione e la traduce in un modello concreto, integrando la proprietà diffusa con le Comunità Energetiche Rinnovabili, il coinvolgimento delle Pubbliche Amministrazioni, la formula ESCo e la costruzione progressiva di un patrimonio energetico collettivo.

La Sardegna ha oggi l’opportunità di diventare un laboratorio nazionale dell’energia partecipata, dimostrando che la transizione energetica sarà davvero sostenibile quando i territori non saranno più soltanto il luogo in cui vengono installati gli impianti, ma diventeranno protagonisti e partecipi del valore che essi producono.

A margine di questo ragionamento c’è spazio per la riflessione che peraltro risulta essere la parte centrale del modello: riuscirà l’Associazione Elettrica Sarda a condividere questo modello con gli investitori?

Un tema ormai al centro del dibattito internazionale

Che la partecipazione dei territori rappresenti una delle grandi sfide della transizione energetica è confermato anche dal mondo della ricerca internazionale.

Il 31 agosto 2026, nell’ambito della 61ª International Universities Power Engineering Conference (UPEC 2026) che si svolgerà all’Università degli Studi di Cagliari, uno degli interventi principali sarà dedicato proprio a questo tema. La ricercatrice Monika Bucha del Kelso Institute Europe terrà infatti la keynote dal titolo:

“Benefit-sharing in Renewable Infrastructure Projects: Can We ‘Buy’ Local Acceptance?”

(“Condivisione dei benefici nei progetti di infrastrutture rinnovabili: è possibile ‘acquistare’ l’accettazione delle comunità locali?”).

Non è difficile cogliere il filo conduttore che lega questo importante appuntamento internazionale alle riflessioni dell’ing. Giorgio Demurtas, del prof. Giorgio Querzoli e al progetto SARDOVOLTAICO dell’Associazione Elettrica Sarda. La vera sfida non consiste infatti soltanto nel costruire nuovi impianti per la produzione di energia rinnovabile, ma nel fare in modo che il valore economico, ambientale e sociale generato da tali infrastrutture rimanga nei territori che le ospitano, trasformando cittadini, imprese e istituzioni da semplici spettatori a protagonisti della transizione energetica.

In questa prospettiva, il modello SARDOVOLTAICO rappresenta una proposta concreta che coniuga Comunità Energetiche Rinnovabili, proprietà diffusa, partecipazione dei cittadini e costruzione progressiva di un patrimonio energetico collettivo, contribuendo a un dibattito che oggi non è più soltanto locale o nazionale, ma pienamente internazionale.

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