Il nostro mare sta accumulando una quantità crescente di energia. Non è soltanto la sensazione di chi, estate dopo estate, trova l’acqua più calda: le misurazioni satellitari e quelle effettuate direttamente in mare mostrano un cambiamento ormai evidente.

Chi frequenta le coste della Sardegna lo avverte da tempo: in molti periodi dell’estate il mare sembra decisamente più caldo rispetto al passato.

Ma è una percezione oppure sta realmente accadendo qualcosa?

La risposta arriva dai dati scientifici ed è inequivocabile: il Mediterraneo si sta riscaldando rapidamente.

Un recente video divulgativo di GeoPop, che ha raccolto e spiegato diversi studi e sistemi di monitoraggio, offre lo spunto per affrontare un tema che riguarda direttamente anche la Sardegna e che l’Associazione Elettrica Sarda ritiene strettamente collegato alla necessità di accelerare la transizione energetica.

Oltre un grado in 25 anni

Il primo numero da tenere a mente è impressionante: in circa 25 anni la temperatura media superficiale del Mediterraneo è aumentata di oltre 1 °C.

Non si tratta soltanto del dato riportato nel video. Le campagne scientifiche condotte da ENEA e INGV nell’ambito del progetto MACMAP hanno rilevato che nel 2023 il Mediterraneo aveva raggiunto il valore termico più elevato dall’inizio delle rilevazioni moderne, con un aumento della temperatura media superficiale superiore a 1 °C in 25 anni.

Le osservazioni satellitari confermano la tendenza. Uno studio basato sui dati del Copernicus Marine Service ha calcolato, tra il 1982 e il 2018, un incremento medio della temperatura superficiale del Mediterraneo di circa 0,041 °C all’anno.

Il riscaldamento, inoltre, non è uniforme. Nello stesso periodo il trend stimato passa da circa 0,036 °C/anno nel Mediterraneo occidentale a circa 0,048 °C/anno nel bacino levantino-egeo.

Ed è proprio questo uno dei concetti centrali illustrati da GeoPop: il Mediterraneo rappresenta una delle aree marine particolarmente sensibili al riscaldamento globale.

Non si sta scaldando soltanto la superficie

Il dato forse ancora più interessante arriva dalle misurazioni effettuate direttamente in mare.

Dal 1999 ricercatori ENEA e INGV effettuano campagne lungo la rotta Genova-Palermo, immergendo sonde capaci di misurare la temperatura non soltanto della superficie ma della colonna d’acqua fino a centinaia di metri di profondità.

In 25 anni sono state realizzate circa 100 campagne e utilizzate oltre 3.000 sonde.

I risultati mostrano che il riscaldamento raggiunge anche gli strati profondi: ENEA e INGV riportano incrementi di circa 0,4-0,6 °C tra 100 e 450 metri e 0,3-0,5 °C tra 450 e 800 metri.

Questo significa che non stiamo osservando semplicemente qualche estate particolarmente calda.

È il sistema marino stesso che sta accumulando calore.

Un grado sembra poco. Ma per un mare è una quantità enorme di energia

Qui entra in gioco un concetto fondamentale.

Aumentare di un grado la temperatura dell’aria di una giornata e aumentare di un grado la temperatura media di un’enorme massa d’acqua sono fenomeni fisicamente molto diversi.

L’acqua possiede un’elevata capacità termica. Per aumentare la temperatura di una massa gigantesca come quella del Mediterraneo è quindi necessaria una quantità enorme di energia.

GeoPop utilizza un’immagine molto efficace: il mare caldo può essere considerato come un gigantesco serbatoio di energia.

Ed è probabilmente questo il modo migliore per comprendere perché il riscaldamento del Mediterraneo non sia una questione che riguarda soltanto chi va al mare.

Quell’energia entra a far parte del sistema climatico.

Mare caldo ed eventi meteorologici estremi: attenzione a non semplificare

Quando arriva l’autunno, l’atmosfera può raffreddarsi molto più rapidamente del mare.

Se l’acqua rimane particolarmente calda, può trasferire all’atmosfera maggiori quantità di calore e vapore acqueo, fornendo energia e umidità potenzialmente disponibili per perturbazioni intense.

È quindi corretto affermare che un Mediterraneo più caldo può contribuire a creare condizioni favorevoli a precipitazioni molto intense e altri fenomeni estremi. Nel video questo meccanismo viene efficacemente descritto come maggiore “benzina” disponibile per l’atmosfera.

È però importante evitare un’equazione troppo semplice: mare più caldo non significa automaticamente che una determinata alluvione o un determinato temporale siano causati dal riscaldamento del mare.

La formazione di un evento meteorologico estremo dipende dalla circolazione atmosferica, dalla stabilità dell’atmosfera, dall’umidità, dai venti e da numerosi altri fattori.

Il mare più caldo rappresenta piuttosto una maggiore disponibilità energetica all’interno del sistema.

I mari italiani: il 2024 è stato un anno record

Il fenomeno riguarda molto da vicino anche l’Italia.

Secondo ISPRA, nel 2024 la temperatura superficiale dei mari italiani ha registrato un’anomalia media di +1,24 °C rispetto alla climatologia 1991-2020, raggiungendo il valore più elevato della serie storica considerata. Ad agosto l’anomalia ha raggiunto addirittura +2,16 °C.

ISPRA utilizza anche i dati del Copernicus Marine Service per monitorare l’evoluzione della temperatura superficiale del Mediterraneo centrale e dei mari italiani.

Per un’isola come la Sardegna, posta al centro del Mediterraneo occidentale e con quasi duemila chilometri di coste, è un fenomeno che merita particolare attenzione.

Non c’è soltanto il clima: cambia anche l’ecosistema marino

Un mare più caldo produce conseguenze fisiche, chimiche e biologiche.

Una prima conseguenza è la dilatazione termica: aumentando la temperatura, l’acqua aumenta di volume, contribuendo all’innalzamento del livello del mare. A questo si aggiunge naturalmente l’apporto derivante dalla fusione dei ghiacci continentali.

Un’altra conseguenza riguarda l’ossigeno: l’acqua più calda può contenere meno ossigeno disciolto, modificando le condizioni nelle quali vivono pesci e altri organismi.

Parallelamente cambiano le distribuzioni delle specie. Alcune cercano acque più fredde spostandosi, mentre specie tipiche di ambienti più caldi trovano nel Mediterraneo condizioni progressivamente più favorevoli.

È il fenomeno spesso definito tropicalizzazione del Mediterraneo.

Per la Sardegna questo significa che il cambiamento climatico può progressivamente interessare anche pesca, biodiversità, aree marine protette, turismo costiero ed equilibrio degli ecosistemi.

Perché un’associazione energetica parla della temperatura del mare?

Perché le due questioni sono profondamente collegate.

La transizione energetica non consiste semplicemente nel sostituire una tecnologia con un’altra o nell’installare pannelli fotovoltaici.

La finalità ultima è ridurre progressivamente le emissioni climalteranti associate alla produzione e al consumo di energia, aumentando contemporaneamente efficienza, produzione rinnovabile e utilizzo locale dell’energia.

È precisamente in questo contesto che acquistano significato le Comunità Energetiche Rinnovabili.

Produrre energia vicino ai luoghi nei quali viene consumata, condividerla all’interno dei territori, migliorare l’efficienza degli edifici, elettrificare progressivamente i consumi e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili sono tasselli della stessa strategia.

Per l’Associazione Elettrica Sarda, quindi, parlare del riscaldamento del Mediterraneo significa parlare anche della ragione per la quale è necessario accelerare la trasformazione del sistema energetico.

La Sardegna può essere parte della soluzione

La Sardegna dispone di una straordinaria disponibilità di sole, vento e territorio.

Ma la transizione energetica non può essere semplicemente qualcosa che accade sul territorio sardo. Deve diventare qualcosa che viene realizzato con i cittadini e a beneficio delle comunità sarde.

Le Comunità Energetiche possono contribuire proprio a questo cambiamento: trasformare cittadini, imprese ed enti locali da semplici consumatori di energia a partecipanti attivi di un nuovo sistema energetico distribuito.

La sfida non è soltanto produrre più energia rinnovabile.

È consumarla meglio, condividerla, ridurre gli sprechi e fare in modo che una parte crescente dei benefici economici della transizione rimanga nei territori che la rendono possibile.

Un mare che cambia ci riguarda tutti

Il dato dal quale siamo partiti merita quindi di essere ricordato:

oltre 1 °C di aumento della temperatura superficiale media del Mediterraneo in circa 25 anni.

Dietro un numero apparentemente piccolo c’è una quantità enorme di energia accumulata in uno dei sistemi naturali che maggiormente influenza la vita, il clima e l’economia della Sardegna.

I dati scientifici ci permettono ormai di osservare il fenomeno attraverso satelliti, boe e migliaia di misurazioni effettuate direttamente in mare. Non siamo più nel campo delle impressioni.

La questione, dunque, non è più stabilire se il Mediterraneo stia cambiando.

La questione è quanto rapidamente riusciremo ad adattarci ai cambiamenti già in corso e, contemporaneamente, quanto rapidamente riusciremo a ridurre le cause che li stanno alimentando.

Per la Sardegna, la transizione energetica è anche questo.

Proteggere il Mediterraneo significa cambiare il modo in cui produciamo e utilizziamo l’energia. E farlo oggi significa ridurre i costi — ambientali, sociali ed economici — che altrimenti dovremo affrontare domani.

Articolo elaborato dall’Associazione Elettrica Sarda a partire dal video divulgativo di GeoPop “L’acqua dei mari italiani e del Mediterraneo quanto si è riscaldata?”, con verifica e integrazione dei dati attraverso fonti scientifiche e istituzionali ENEA, INGV, ISPRA e Copernicus Marine Service.

Trascrizione del testo originale

L’acqua del mare quest’anno è veramente caldissima. Cosa sta succedendo? Il Mediterraneo, il Tirreno, l’Adriatico si stanno riscaldando veramente o è solamente una nostra percezione? Dati alla mano, vi do prima una risposta breve e poi una risposta più lunga e approfondita. Ecco la risposta breve.

Negli ultimi 25 anni, ecco la curva, la temperatura superficiale, attenzione, superficiale media del Mediterraneo si è

alzata di 1°. Ce lo dicono i dati satellitari del progetto Copernicus Marine Service, un grado di media, poi
localmente si è alzata anche di 3 4 5°, quindi 1 grado di media è un valore enorme in 25 anni. Il riscaldamento massimo si sta registrando negli ultimi decenni nel Mar Adriatico e nel Mar Ligure con all’anno. Poi c’è il bacino levantino Mareggeo con quasi 0,05 all’anno. Poi c’è anche il bacino occidentale dove c’è anche il Tirreno con valori tra 0,03 e 0,04° all’anno. Questa, guardate, è proprio la
curva del Tirreno. Piccola parentesi bellissima per dirvi che guardate saremo in TV sul 9 in prima serata con quattro 1 minuto e 17 secondi documentari. Martedì 8 settembre con Le Torri Gemelle, martedì 15 settembre con Cernobil, martedì 22 settembre con Fukushima e martedì 29 con Titanic.
Segnatevi nel calendario Jopop in TV perché vedrete questi quattro eventi, quattro eventi storici con occhidiversi. Torniamo a noi. Dicevo, la curva del riscaldamento del Tirreno, eccola. Dal 1999 al 2012 c’è una1 risalita, ma è abbastanza leggera. Poi c’è una risalita enorme tra il 2013 e il 2016. Poi c’è una leggera fase calante epoi si risale vertiginosamente e oggi questa risalita continua, purtroppo.
Quindi sì, la risposta è sì. L’acqua calda che sentiamo sulle nostre coste è veramente più calda. Non è solamente un’impressione, ce lo dicono anche i dati. E attenzione, i dati ci dicono con chiarezza che il Mediterraneo è il mare che si sta scaldando con la velocità più alta in assoluto. Si scalda addirittura al doppio della velocità del trend globale, quindi degli oceani. E ora la domanda è quali sono e quali saranno gli effetti di questo riscaldamento dei mari?
È vero, come si dice in giro, che quest’acqua calda porterà violenti eventi meteorologici in autunno?

Prima vi ho detto che ci sono i dati satellitari che misurano la temperatura, ma non sono gli unici. I dati principaliche abbiamo possiamo dividerli in tre tipologie proprio per fare ordine mentale, quindi tre tipi diversi di dato che in realtà si completano a vicenda.

Il primo tipo è proprio il dato satellitare con il Copernicus Marine Service. Com’è che funziona il satellite?
…misura la temperatura della superficie dell’acqua. Attenzione, solo la temperatura superficiale dell’acqua, quindi non in profondità, ma e questo è l’enorme vantaggio, di tutto il globo, quindi di tutti i mari, di tutti gli oceani, anche ovviamente del Mediterraneo. È un dataset incredibile, certo limitato al dato superficiale dell’acqua, ma a livello globale. Questo dataset qui diciamo che è la spina dorsale dei nostri dati. la serie lunga  che ci fa vedere le tendenze. Il secondo tipo di dato è del progetto MacMap, portato avanti da ENA e INGV. Questi del progetto MacMap sono dei dati che abbiamo cominciato a misurare nel 1999.
E in che cosa consistono? Beh, i ricercatori misurano la temperatura lungo sempre la stessa rotta, la Genova, Palermo principalmente, non solamente in superficie, ma anche in profondità, fino a centinaia di metri di profondità. Quindi, se il satellite vede solamente la temperatura della pelle del mare, i dati della Genova-Palermo, chiamiamola così, così ci ricordiamo, certo, in maniera limitata, solamente lungo quella rotta, ma anche in profondità. Il terzo tipo di dato è rappresentato dalle boe, cosiddette boe fisse o boe meteorologiche e dalle reti di monitoraggio costiero. Le boe nella maggior parte dei casi, come dicevo prima, sono delle boe meteorologiche e tra le varie cose misurano anche la temperatura dell’acqua sul posto in continuo. La loro funzione, veramente essenziale, importantissima, oltre al dato puntuale in sé della temperatura in quel punto, è controllare che il dato satellitare stia dicendo la verità. Mi
spiego? Il dato puntuale delle boe è utilizzato per calibrare il dato satellitare. Poi ci sono anche altri
dati, per dirla tutta, come quelli dell’ISPRA che pubblica un indicatore ufficiale sulla temperatura dei nostri mari o il progetto Mare Caldo di Green Peace che tiene sotto controllo decine di aree marine protette con sensori a diverse profondità. Quindi riassumendo, il satellite ci dà l’ampiezza del dato e la continuità. Le misure in mare ci danno anche valori in profondità e la  verità sul posto e le boe fanno da strumento di calibrazione. Messi insieme questi dati ci permettono di rispondere
alla domanda: “I nostri mari, i nostri oceani si stanno realmente riscaldando oppure è solamente una nostra sensazione?” Andiamo a vedere cosa ci dicono questi dati e partiamo dai dati globali, quindi non solo il Mediterraneo, ma globalmente, così abbiamo prima un quadro complessivo.

 

 

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